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LA PROTESTA DEI PARROCCHIANI

 

 

         Un documento conservato nell’Archivio di Stato di Genova (Prefettura Italiana, Opere Pie 368) riguarda un’istanza datata 30 maggio 1908 diretta al Prefetto “quale autorità tutoria per il culto o chi di ragione”, da parte di diversi abitanti della parrocchia di Frassinello in Valbrevenna (Genova)

         I sottoscrittori chiedono l’allontanamento del Parroco, qualificato senza troppi eufemismi e timori reverenziali addirittura come “turbatore della quiete familiare e dell’ordine pubblico”: l’istanza è articolata in sei dettagliati punti.

         La prima lamentela riguarda l’orario della Messa festiva, spostato dal Parroco dalle 11 alle 10 con modalità ritenute arbitrarie ed in contrasto con una lunga tradizione; l’anticipo di un’ora avrebbe infatti creato notevoli problemi di accesso “a tutta la popolazione divisa in piccole frazioni discoste dai tre ai quattro chilometri ciascuna”: molti fedeli, infatti, provengono dai vicini (ma non vicinissimi) paesi di Crosi e Piani e quindi per raggiungere la chiesa devono intraprendere una lunga camminata, considerata evidentemente disagevole se effettuata al mattino più presto.

         Molto più grave appare il secondo motivo di doglianza: al Parroco vengono contestati il rifiuto di celebrare battesimi, matrimoni e funerali in assenza di previo pagamento e, soprattutto, la richiesta di decime nonostante l’abolizione di queste ultime e il godimento della congrua da parte del Governo. In effetti, una legge del 1887 aveva abrogato le decime e quindi la pretesa del Parroco appare a prima vista ingiustificata sulla base della normativa vigente all’epoca dei fatti1.

         Anche nel terzo punto dell’istanza viene denunciata una espressa violazione di legge da parte del Parroco: quest’ultimo non avrebbe dovuto mandare i massari a “fare la questua per tutta la parrocchia in barba alla legge che lo vieta”.

         Con il quarto motivo si rientra di nuovo nel più ristretto ambito parrocchiale: i fedeli contestano al Parroco di esercitare lui stesso, o la sua famiglia, le funzioni di campanaro, anziché lasciarle ad altra persona: fra le righe si intravede l’accusa di risparmiare sul compenso che occorrerebbe corrispondere ad una persona estranea alla famiglia a fronte del servizio reso. Appare poi curioso quel passaggio dell’istanza in cui al Parroco si rimprovera di regolare l’orologio “a suo capriccio” e di non voler suonare le campane nei giorni festivi.

         Molto pesanti sono i fatti addebitati nel quinto motivo di doglianza: il Parroco è accusato di tenere tutte le chiavi della cassa e addirittura di appropriarsi dei doni fatti dai fedeli al Santuario di Nostra Signora dell’Acqua, cui tutti gli abitanti dei vari paesi della Valbrevenna (non solo quindi di Frassinello e di quelli vicini) sono molto devoti; i parrocchiani chiedono che di ciò sia informato il massaro (presumibilmente il massaro del Santuario dell’Acqua).

         L’ultimo punto dell’istanza riguarda invece la disgregazione della confraternita parrocchiale “in modo che più non funziona”.

 

 

Seguono le firme…

 

 

         Poirè Giovanni

         Brassesco Agostino

         Firpo Giovanni

         Bondanza Gio’ Batta

         Tavell2 Angelo

         Poirè Pietro

         Bersano Emilio

         Gavilio Antonio

         Banchero Francesco

         Fontana Luigi

         Rossi Gerolamo

         Rossi Antonio

         Rossi Giovanni

         Fontana Pasquale

         Brassesco Antonio

         Rossi Michele

         Fontana Pietro fu Celestino

         Angelo Rossi fu Giuseppe

         Trucco Federico di Luigi

         Oberti Enrico fu Francesco

         Brassesco Antognio3

         Poirè Luigi

 

 

1 http://www.treccani.it/enciclopedia/decima_%28Enciclopedia-Italiana%29/

2 Tavell: così nel testo, presumibilmente per Tavella

3 Antognio: così nel testo.

 

 

 

Il campanile della chiesa di Frassinello

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