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LEVANTO (LA SPEZIA)

 

Una lapide sul sentiero

 

Morte di un fisico tedesco a Levanto nel 1964

 

 

 

 

 

 

 

Percorrendo il tratto di sentiero tra Levanto e Punta Mesco, particolarmente apprezzato e frequentato da escursionisti provenienti anche dall’estero, si trova una lapide scritta in lingua tedesca che ricorda il tragico incidente del 25 aprile 1964 occorso al dottor Willhelm Maier,fisico noto per i suoi studi e professore all’Università di Friburgo.

Come si apprende da questa pagina l’illustre docente, dopo avere tenuto una conferenza all’Università di Pisa, si era recato in vacanza presso le Cinque Terre; probabilmente ammaliato dalla bellezza dei paesaggi, aveva deciso di compiere alcune escursioni nella zona e proprio in una di queste aveva incontrato la morte, scivolando dagli scogli ed annegando in mare. Il suo corpo era stato poi ritrovato da pescatori.

Alcune informazioni in più sul tragico incidente si trovano nell’articolo apparso sul quotidiano “Il Secolo XIX” del 28 aprile 1964, intitolato “Annega a Levanto un medico tedesco” (al riguardo si precisa peraltro che l’indicazione della qualità di medico riferita a Willhelm Maier non appare del tutto appropriata, trattandosi più esattamente di un fisico).

Innanzitutto, sono forniti dettagli sul luogo della disgrazia, che viene individuato “nello specchio d’acqua prospiciente Punta Mesco”.

Nell’articolo sono poi specificati i nomi e la provenienza dei pescatori che avevano ritrovato il corpo: si tratta di Teramo Martelli e di suo cugino Franco, residenti a Monterosso. Questi ultimi avevano poi chiamato i Carabinieri e la Guardia di Finanza, incaricati del recupero del corpo.

Nello stesso articolo si legge che l’identificazione era stata effettuata da Maria Lissa, una cameriera dell’albergo “Nazionale” di Levanto dove il professor Meier alloggiava. La cameriera aveva già denunciato ai carabinieri “la scomparsa del professionista tedesco dicendo che era uscito con l’intenzione di visitare le località vicine a Levanto e non era più tornato”.

Per quanta riguarda la ricostruzione dell’incidente, il professor Maier, ritrovato privo di quasi tutti i vestiti, probabilmente voleva semplicemente prendere il sole sugli scogli senza intenzione di fare il bagno (questa tesi troverebbe conferma nella dichiarazione della moglie, secondo la quale Maier non era un nuotatore, riportata dalla pagina citata in precedenza); colto da malore, sarebbe scivolato “sugli scogli che scendono a strapiombo sul mare” e poi “morto per annegamento”. Chi aveva visto il corpo aveva infatti notato che “le mani e il corpo in più parti presentavano dei graffi e delle ecchimosi, conseguenza degli urti contro gli scogli. Il fatto che le mani siano le parti più lesionate fa pensare che, una volta caduto in mare per il malore, Maier si sia ripreso ed abbia tentato inutilmente di aggrapparsi alle rocce”.

La dinamica dell’incidente e l’individuazione della causa della morte sembrerebbero quindi del tutto chiare; tuttavia, sono presenti alcuni elementi che hanno gettato più di un’ombra sulla vicenda: si tratta in particolare di una lettera, ritrovata tra gli effetti personali, dove erano riportate le generalità del professor Meier e l’indirizzo di una donna residente in Germania a Friburgo. La lettera, come si apprende dal citato articolo de ”Il Secolo XIX”, “era chiusa in una busta a tergo della quale c’erano scritte le parole: da aprirsi soltanto in caso di disgrazia”.

Questo elemento indubbiamente inquietante, insieme al mancato ritrovamento dei vestiti e della macchina fotografica che Maier portava con sé, aveva indotto la Procura della Repubblica di Friburgo a nutrire qualche dubbio sull’ipotesi della tragica fatalità e a prospettare addirittura quella di un delitto; tanto che circa dieci giorni dopo l’incidente due agenti della polizia federale tedesca erano arrivati a La Spezia allo scopo di compiere più approfondite indagini, come riporta un altro articolo de “Il Secolo XIX” del 7 maggio 1964, intitolato “Due agenti tedeschi alla Spezia per la vicenda del fisico annegato”.

Sulla trasferta ligure dei due funzionari tedeschi ha trattato diffusamente anche il quotidiano “La Stampa” nell’edizione dell’8 maggio 1964, nell’articolo intitolato “Indagini sul fisico tedesco annegato in mare a La Spezia”.

Da questo articolo è possibile conoscere i loro nomi e i loro incarichi: si tratta dell’addetto al Consolato di Germania dottor Helmut Dietrich e del commissario di polizia di Stoccarda Ludwig Zimmerman; essi avevano in programma incontri e contatti con il Procuratore della Repubblica della Spezia e con i Carabinieri e dirigenti della “Mobile” per prendere visione dei verbali.

L’articolo del quotidiano “La Stampa” conferma il fatto, già evidenziato dal sito tandfonline, che il professor Meier aveva tenuto nei giorni precedenti una conferenza all’Università di Pisa; dalla lettura dell’articolo si apprende poi che il professor Maier doveva rientrare in Germania la sera del 26 aprile e che il motivo del suo soggiorno presso le Cinque Terre e delle sue escursioni in zona poteva essere ricondotto non solo a finalità turistiche ma anche scientifiche: egli era stato infatti informato da amici italiani “che nelle zone scoscese tra Levanto e Monterosso avrebbe trovato pietre particolari che mancavano nella sua ricca collezione” (ciò spiegherebbe anche il ritrovamento nella sua stanza di albergo di alcuni esemplari di roccia evidentemente raccolti durante le sue uscite, come riportato da “Il Secolo XIX” nel citato articolo del 28 aprile 1964).

Nonostante i dubbi avanzati dalla Procura di Friburgo, anche l’autore dell’articolo de “La Stampa” sembra alla fine propendere per l’ipotesi del malore. Peraltro, nei giorni successivi non risultano ulteriori articoli sulla vicenda, il che fa ritenere che la pista del delitto sia stata presto abbandonata e che comunque un’indagine per omicidio o altri reati non sia mai stata portata avanti.

 

 

 

Fonti:

 

Il Secolo XIX - 28 aprile 1964

Il Secolo XIX - 7 maggio 1964

La Stampa - 8 maggio 1964

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1358314X.2013.860680

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Tags: Il Secolo XIX, Liguria, Friburgo, La Stampa, Incidente escursionistico, Sentieri liguri, Levanto

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