La tragica morte di Don Paolo Canessa

 

Scritti casuali

 

 

 

 

 

 

 

 

LA TRAGICA MORTE DI DON PAOLO CANESSA

 

                        Il parroco della chiesa genovese di San Siro di Struppa protagonista di un episodio di cronaca nera nel 1908

 

Con una breve deviazione dal percorso dell’Acquedotto Storico di Genova all’altezza di Struppa si può visitare la bellissima e suggestiva Abbazia di San Siro, all’interno della quale una lapide con un busto rievoca la terribile sorte toccata a Don Paolo Canessa; come si può leggere, quest’ultimo, definito “integerrimo e zelantissimo”, era stato ucciso il 30 settembre 1908 nel pieno centro di Genova in Piazza Umberto I (l’odierna Piazza Matteotti, su cui affaccia Palazzo Ducale) da uno sconosciuto.

Un’altra lapide posta all’esterno, presso quello che attualmente è un parcheggio, ricorda la figura dell’Arciprete Don Paolo Canessa e in particolare la sua meritoria opera di edificazione dell’asilo adiacente alla chiesa, dove si educava “l’infanzia all’amor di Dio e del prossimo”. Anche in questo caso è contenuto un espresso richiamo alla sua tragica e, dal punto di vista strettamente evangelico, eroica fine: “vittima innocente di mortale ferita, di gran cuore perdonò perché del benemerito sacerdote fosse ai posteri raccomandata la memoria”.

La tomba del sacerdote si trova nel cimitero di San Siro di Struppa, vicinissimo al percorso dell’acquedotto: qui viene semplicemente ricordato come “Arciprete dal 23 febbraio 1896 al 30 settembre 1908 strappato in quel giorno alla terra”. Don Paolo è sepolto accanto al fratello Natale, morto il 16 ottobre 1905.

La vicenda che lo ha visto suo malgrado protagonista è raccontata, con molti dettagli, in un articolo pubblicato nell’edizione de “Il Secolo XIX” del 1° ottobre 1908.

Già il titolo esprime e riassume molto bene la tragicità della vicenda: “GIORNATA DI SANGUE. Il delitto d’un maestro pazzo. Il parroco di San Siro di Struppa ucciso con un colpo di rivoltella”.

Ma è leggendo integralmente l’articolo che si percepisce l’entità dell’“orribile dramma” (parole presenti nella prima riga) che si era consumato quella mattina di fine settembre nel cuore di Genova.

Era infatti appena terminata l’esibizione di una banda in Piazza Umberto I quando, poco dopo le ore 11, si era sentito distintamente un colpo di rivoltella e si era visto “cadere a terra un prete insanguinato”. Subito due guardie presenti in piazza si gettavano contro l’aggressore, che si stava dirigendo verso il Palazzo Ducale, e lo conducevano in questura per l’interrogatorio di rito.

Nel frattempo molti fra i passanti soccorrevano il povero ferito, che giaceva a terra “bocconi” perdendo abbondantemente sangue dalla nuca. A rialzarlo da terra era stato il commerciante Carlo Ghione; immediatamente dopo, “con rapidità fulminea”, giungevano due militi della Croce Verde che caricavano il ferito sulla barella per portarlo “di gran corsa all’ospedale”.

A Pammatone (dove attualmente è situato il Palazzo di Giustizia: siamo quindi sempre vicinissimo al luogo dove si è verificato l’agguato) “gli venne riscontrata una ferita d’arma da fuoco alla nuca, penetrante nel cervello, con echimosi1 alla palpebra destra, dove si crede siasi fermato il proiettile, e rimorragia2. Il suo stato fu subito riconosciuto gravissimo, in imminente pericolo di vita”.

Nonostante le gravissime condizioni, Don Paolo Canessa aveva avuto ancora la forza di parlare, sia pure con grande fatica: egli era riuscito ad affermare che non conosceva assolutamente chi l’aveva colpito e che non aveva mai avuto nemici.

Poco dopo il momento probabilmente più penoso e straziante dell’intera vicenda: dopo aver pregato l’infermiere che lo stava accudendo di avvisare immediatamente il fratello Celestino, capo contabile della Raffineria Ligure Lombarda(impresa dedita alla raffinazione degli zuccheri con sede a Genova, in Piazza della Zecca nell’ex Palazzo Centurione), Don Canessa rivolgeva un particolare pensiero a sua madre, singhiozzando, con le ultime forze prima che l’emorragia invadesse il cervello in modo irreparabile, così: “Povera mamma! Povera mamma!”. Si può ipotizzare che in questo momento egli abbia pensato anche al fatto che sua madre stava per perdere un altro figlio tre anni dopo Natale.

Tra l’altro, Don Paolo Canessa era stato colpito proprio mentre doveva andare a “colazione” (oggi probabilmente si direbbe pranzo) dalla “vecchia mamma ottantaquattrenne, in Via Santa Chiara 2”.

Rimanendo nella cerchia strettamente familiare, l’articolo parla anche dell’arrivo al capezzale del moribondo da parte del già citato fratello Celestino, “in quale stato può immaginarsi” (in questi termini si esprime l’articolista).

Attorno a Don Paolo Canessa “si affollavano commossi numerosi sacerdoti” che cercavano di mostrargli affetto ed aiuto; tra gli altri Don Maurillo Fossati, segretario di Monsignor Pulciano (allora arcivescovo di Genova), e Monsignor De Amicis, vicario generale della diocesi.

Vale davvero la pena citare il testo dell’articolo laddove riporta come aveva vissuto Don Canessa gli ultimi istanti prima del decesso: “Don Canessa ebbe allora un ultimo sentimento d’amore e con uno sforzo supremo pregò Don Fossati di ringraziare l’arcivescovo, invocando una speciale benedizione per la sua vecchia madre. La morte s’avvicinava rapidamente. Padre Angelo assistito dai sacerdoti presenti, i quali recitavano preci, impartì a Don Canessa l’estrema unzione”. Chissà, magari proprio nell’”ultimo sentimento d’amore” era maturata la volontà di perdonare l’assassino, cui fa cenno la lapide posta presso l’Abbazia di San Siro di Struppa.

Poi arrivava l’ora del trapasso: “Alle 13,10 il povero parroco spirava”. La salma veniva portata nella camera mortuaria dell’ospedale.

L’articolo continua soffermandosi non più sulla vittima, ma sull’autore del folle gesto. Anche in questo caso non mancano i particolari.

Sono innanzitutto descritte le generalità dell’assassino: si chiamava Gerolamo Rizzo fu Lorenzo, era nato a Genova nel novembre 1862, di professione maestro civico e residente in Piazzetta Romana (nella zona di Via San Vincenzo).

Si parla poi della condotta tenuta da Gerolamo Rizzo nel corso dell’interrogatorio cui era stato sottoposto nel corpo di guardia in questura: “si sedette in un angolo sopra una panca, cogli occhi stravolti, guardando, quasi con atto di minaccia, i suoi interlocutori”. Portato poi negli uffici del comandante della squadra mobile delegato De Stefanis, Rizzo continuava a dare segni di palese insofferenza: “rispose con altezzosità, dimostrandosi seccato delle varie domande che il solerte funzionario gli rivolgeva”.

Al di là del suo atteggiamento, dalle dichiarazioni rese nei confronti di De Stefanis riportate nell’articolo è possibile risalire alle assurde motivazioni addotte da Rizzo per spiegare il suo folle gesto: “Ho ucciso per vendicarmi. Sono una vittima della società, ed io sparando contro quel prete – che non conosco neppure di vista – intendevo di vendicarmi delle grandi ingiustizie umane patite dalla società cristiana. Il cristianesimo, invece di aiutarmi e rasserenarmi l’anima, ha contribuito ad aumentare l’incubo che da oltre quattro anni mi logora lo spirito. Io non so chi sia, è un prete, e tanto basta! Se non fossi riuscito nel colpo – aggiunse con grande enfasi – sarei pronto a ripeterlo perché la società deve essere purgata!”

Dopo avere pronunciato queste parole, Rizzo si chiudeva in un assoluto mutismo.

I funzionari della questura, “persuasi di avere a che fare con uno squilibrato”, inviavano alcuni medici a visitare l’assassino che, alla loro vista, “cominciò a smaniare e a gridare”.

Dopo averlo riportato alla calma, i medici “riconobbero subito che si trattava di individuo affetto da squilibro mentale: lo giudicarono un paranoico, affetto da mania di persecuzione”. Questa diagnosi veniva confermata dal dottor Mortola, vicedirettore del Manicomio di Quarto, nel corso di una successiva visita.

Dalla perquisizione a carico di Gerolamo Rizzo risultava che “oltre la rivoltella omicida caricata a cinque colpi, aveva in tasca altri cinque proiettili sciolti, un portafogli con lire duecento circa in biglietti di banca, due portamonete con degli spiccioli, catena ed orologio nonché delle chiavi e delle carte di nessun conto”.

Rizzo era infine condotto al carcere di Marassi, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

L’ultima parte dell’articolo descrive alcune caratteristiche di Gerolamo Rizzo, anche dal punto di vista fisico: “magro, assai alto di statura, dal colorito un po’ acceso, con due baffettini neri impostati e ritorti a punto, nascondeva gli occhi un po’ stralunati dietro le lenti cerchiate d’oro. Erano sua caratteristica le ciocche di capelli che dall’accurata scriminatura scendevano dalla fronte, con frangie e tiracuori”.

Nel suo portamento c’era “un non so che di strano, di impacciato, di anormale. Spesso gesticolava e parlava tra sé. Vestiva un abito scuro, un po’ trascurato”.

A proposito invece delle sue abitudini, il maestro Girolamo Rizzo era solito passeggiare sotto i portici di via XX Settembre - il particolare è curioso e forse anche un po’ scabroso – “specialmente tra le 16 e le 18, all’ora delle belle signore, per cui il Rizzo, scapolo, aveva un’ammirazione quasi morbosa. Seguiva le donne con insistenza: qualche volta lo si vedeva al Verdi3 con contemplazione.

 

Come si è detto in precedenza di professione Rizzo era maestro: lavoro indubbiamente delicato, probabilmente non consono ad una persona con evidenti problemi, per non dire disturbi, mentali; peraltro, secondo l’articolista “non risulta che alcun fatto potesse autorizzare i suoi superiori ad allontanarlo dall’insegnamento in cui la famiglia Rizzo si era sempre distinto e in cui stanno con plauso unanime due fratelli dell’uccisore di Don Canessa, il prof. Giuseppe e il prof. Federico”.

Gerolamo Rizzo aveva anche una sorella, che “trovasi da qualche tempo ricoverata al Manicomio”; particolare decisamente inquietante, alla luce di quanto avvenuto il 30 settembre 1908.

L’articolo si conclude così: “in piazza Umberto I, dove avvenne il fatto, per tutta la giornata stazionavano crocchi di persone che commentavano variamente il fatto”. Il particolare rende bene l’idea di quanto la cittadinanza fosse rimasta “straordinariamente impressionata” (queste le testuali parole usate dall’articolista nelle prime righe) dalla terribile vicenda, avvenuta nella centralissima Piazza Umberto I, che aveva visto coinvolti personaggi noti a molti genovesi, seppure per motivi diversissimi.

Tre giorni dopo, domenica 4 ottobre 1908, un altro articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” trattava delle solenni esequie di don Paolo Canessa che si erano svolte il giorno precedente e più in particolare del suo ultimo viaggio dal centro città a San Siro di Struppa.

Si apprende che il corteo era partito alle 8,30 del mattino di sabato 3 ottobre dall’Acquasola; il carro funebre era di prima classe a due cavalli. Presiedevano i Padri Cappuccini, seguiti dai parroci della città. Dietro il carro i rappresentanti del Comune di San Siro di Struppa (allora autonomo da Genova), della famiglia (compreso il fratello Celestino), del clero, delle Congregazioni; erano presenti personalità ed esponenti di varie associazioni, quali la Federazione Cattolica Operaia, la Fabbriceria di San Siro di Struppa, la Società della gioventù cattolica italiana, la Federazione degli operai delle società cattoliche, le società di Pino e Torrazza, di San Giovanni Battista, di Santa Zita, il Circolo San Raffaele, la Congregazione di carità dell’Ospedale. Al seguito vi erano inoltre rappresentanze del Comitato parrocchiale di Nostra Signora della Consolazione, del Circolo San Michele di Montesignano e della società cattolica di San Francesco d’Albaro.

L’arcivescovo era rappresentato dal vice-cancelliere reverendo Lagomarsino e dal cerimoniere reverendo Dassori.

L’accompagnamento ufficiale terminava in piazza Manin dopo essere transitato per via Assarotti. Quindi le persone che seguivano il carro salivano nelle vetture e proseguivano per San Siro di Struppa, transitando per via Montaldo, via Bobbio, via Piacenza, il Follo (località oggi denominata “Giro del Fullo”); al passaggio del corteo “ogni parrocchia suonava a distesa in segno di lutto”.

Proprio al Follo si univano le Confraternite.

A questo punto, come descrive dettagliatamente l’articolo, il corteo, che proseguiva per la Doria, era così composto: “Stendardo di San Siro di Struppa, seguito dalle parrocchiane – Congregazione delle Figlie di Maria – Confraternita di San Luigi – Compagnia dell’oratorio di San Siro di Struppa – Confraternita di San Siro di Struppa col Cristo – Società operaia cattolica di San Gioacchino della Doria. Seguiva il carro funebre e una lunga fila di vetture”.

L’arrivo della salma a San Siro di Struppa è stato definito dall’articolo “commoventissimo”. Tutto sapeva di tristezza: “Dalla sede municipale e da moltissimi edifici privati pendevano bandiere abbrunate. Tutti i negozi erano chiusi per lutto”

Era arrivato finalmente il momento dell’ingresso di Don Canessa nella “sua” chiesa, che “era tutta parata a lutto. Su un magnifico catafalco, venne deposta la salma”.

L’articolista, prodigo di particolari nel descrivere il percorso e la composizione del corteo, non si dilunga invece molto sulla celebrazione eucaristica: si dice solamente che “la messa solenne venne celebrata dal parroco di San Martino di Struppa, circondato da tutto il clero.”

 

E’ possibile comunque avere qualche informazione su quello che era accaduto al termine: “Dopo le solenni esequie, il canonico Siccardi delle Vigne salì il pergamo e pronunziò un commovente elogio del povero sacerdote assassinato. Dopo la messa, la salma venne trasportata al Camposanto, dove dopo le rituali benedizioni pronunziò un elevato discorso l’assessore anziano signor Chiappe, che terminò il suo dire leggendo un affettuoso e commovente telegramma del Sindaco.

Alle 13 la indimenticabile cerimonia era finita”

Con quest’ultima breve proposizione si conclude l’articolo; dalla lettura di esso è possibile comprendere quanto forte sia stata l’emozione che ha suscitato l’assurdo episodio nella popolazione e quanto ampia sia stata la partecipazione.

Le bandiere abbrunate negli edifici pubblici e privati, la chiusura dei negozi, le campane delle varie parrocchie che suonavano a distesa al passaggio della salma, gli addobbi della chiesa dove si era svolto il funerale rendono molto bene il senso del lutto, del dolore, della tristezza e della commozione che aveva caratterizzato quella mattina di inizio autunno a San Siro di Struppa e in tutta la Val Bisagno. Sentimenti che, del tutto presumibilmente, si erano estesi fino al centro di Genova e quindi anche in quella Piazza Umberto I dove era avvenuto l’efferato omicidio.

 

 

 

 

1 echimosi: così nel testo.

2 rimorragia: così nel testo.

3 Il Teatro Verdi aveva sede in Via XX Settembre 39.

 

………………………………………………

 

Epitaffio sulla tomba di Don Paolo Canessa e del fratello Natale

 

PACE ALL’ANIMA DEL SACERDOTE

PAOLO CANESSA

ARCIPRETE DAL 23 FEBBRAIO 1896

AL 30 SETTEMBRE 1908

STRAPPATO IN QUEL GIORNO ALLA TERRA

LA PARROCCHIA LA FAMIGLIA TUTTI LO PIANSERO

 

 

 

IL FRATELLO NATALE

PREMORTO IL 16 OTTOBRE 1905

CON LUI ATTENDE LA BEATA RESURREZIONE

………………………………………

Lapide interna nella Chiesa di San Siro di Struppa (sopra la quale c’è un busto)

 

PAOLO CANESSA

NOSTRO COMPIANTO PASTORE

INTEGERRIMO E ZELANTISSIMO

CHE IL 30 SETTEMBRE DEL 1908

FU UCCISO D’UN COLPO

A GENOVA IN PIAZZA UMBERTO I°

INCOGNITI L’UNO ALL’ALTRO

E L’OMICIDA E L’ESTINTO

……………………………………………….

Lapide esterna presso la Chiesa di San Siro di Struppa

 

 

 

 

 

PAOLO CANESSA

ARCIPRETE

PER SANTE PAROLE E PIU’ PER SANTE OPERE VENERANDO

MURO’ QUEST’ASILO OVE COI RUDIMENTI DELLE LETTERE

SI EDUCA L’INFANZIA ALL’AMOR DI DIO E DEL PROSSIMO

VITTIMA INNOCENTE

DI MORTALE FERITA

DI GRAN CUORE PERDONO’

PERCHE’ DEL BENEMERITO SACERDOTE

FOSSE AI POSTERI RACCOMANDATA LA MEMORIA

IL COMITATO QUESTA LAPIDE POSE MCMIX

 

 

………………………………………………………

Per saperne di più su Gerolamo Rizzo:

http://www.psychiatryonline.it/node/8460

 

 

 

 

 

Scritti casuali

Il clero nel tempo

 

Tracce di Pedemonte

 

IL CLERO NEL TEMPO

I sacerdoti attivi a Pedemonte tra il 1787 e il 1899

 

 

1787

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

Angelo Graziani

 

1788

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

Domenico Merano

 

1789

Giacomo Pedemonte, parroco

Michele Pedemonte

Andrea Pedemonte

Geronimo Bianchetti

 

1790

Giacomo Pedemonte, parroco

Geronimo Bianchetti

 

1791

Giacomo Pedemonte, parroco

Geronimo Bianchetti

 

1792

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

 

1793

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

 

1794

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

 

1795

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1796

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1797

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1798

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1799

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

 

1800

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1801

Giacomo Pedemonte, parroco

Michele Pedemonte

Andrea Pedemonte

 

1802

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Pedemonte

 

1803

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Zerbino

 

1804

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Zerbino

 

1805

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1806

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1807

Giacomo Pedemonte, parroco

Lorenzo Guidi

 

1808

Giacomo Pedemonte, parroco

Lorenzo Guidi

 

1809

Giacomo Pedemonte, parroco

Andrea Zerbino

 

1810

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1811

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1812

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1813

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1814

Giacomo Pedemonte, parroco

 

1815

Giacomo Pedemonte, parroco

Sebastiano Guiddo

Andrea Zerbino

Gaetano Castello

 

1816

Gaetano Castello, parroco

Giovanni Andrea Zerbino

 

1817

Gaetano Castello, parroco

Andrea Zerbino

Sebastiano Guiddo

 

1818

Gaetano Castello, parroco

Andrea Zerbino

 

1819

Gaetano Castello, parroco

 

1820

Gaetano Castello, parroco

Andrea Zerbino

Luigi Paganelli

 

1821

Gaetano Castello, parroco

Andrea Zerbino

Luigi Paganelli

 

1822

Gaetano Castello, parroco

Luigi Paganelli

Gerolamo Fontanabuona

 

1823

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

 

1824

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

 

1825

Gaetano Castello, parroco

Luigi Paganelli

Gerolamo Fontanabuona

 

1826

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

Giacomo Bussetti

 

1827

Gaetano Castello, parroco

Luigi Paganelli

Gerolamo Fontanabuona

Giacomo Bussetti

 

1828

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

 

1829

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

Bartolomeo Canepa

 

1830

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Bartolomeo Canepa

 

1831

Gaetano Castello, rettore

Gerolamo Fontanabuona

Bartolomeo Canepa

 

1832

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Gerolamo Fontanabuona

 

1833

Gaetano Castello, parroco

 

1834

Gaetano castello, parroco

 

1835

Gaetano Castello, parroco

 

1836

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Gerolamo Fontanabuona

 

1837

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

 

1838

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

Bartolomeo Canepa

 

1839

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Bartolomeo Canepa

Luigi Paganelli

 

1840

Gaetano Castello, parroco

Gerolamo Fontanabuona

Bartolomeo Canepa

Luigi Paganelli

 

1841

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Gerolamo Fontanabuona

Luigi Paganelli

Antonio Barilari

 

1842

Gaetano Castello, parroco

Luigi Paganelli

Antonio Barilari

Bartolomeo Canepa

 

1843

Gaetano Castello, parroco

Antonio Barilari

Bartolomeo Canepa

 

1844

Gaetano Castello, parroco

Antonio Barilari

Bartolomeo Canepa

 

1845

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Luigi Paganelli

Antonio Barilari

 

1846

Gaetano Castello, parroco

Antonio Barilari

Luigi Paganelli

 

1847

Gaetano Castello, parroco

Antonio Barilari

Luigi Paganelli

Bartolomeo Canepa

Pietro Godani

 

1848

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Luigi Paganelli

 

1849

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Luigi Paganelli

Bartolomeo Canepa

 

1850

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Bartolomeo Canepa

 

1851

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Pietro Godani

Luigi Paganelli

 

1852

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Luigi Paganelli

 

1853

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Bartolomeo Canepa

 

1854

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Bartolomeo Canepa

 

1855

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Luigi Paganelli

Bartolomeo Canepa

 

1856

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

 

1857

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Bartolomeo Canepa

 

1858

Gaetano Castello, parroco

Pietro Godani

Antonio Borzone

 

1859

Gaetano Castello, parroco

Antonio Borzone

Pietro Godani

 

1860

Gaetano Castello, parroco

Antonio Borzone

 

1861

Gaetano Castello, parroco

Bartolomeo Canepa

Antonio Borzone

 

1862

Gaetano Castello, parroco

Antonio Borzone

Bartolomeo Canepa

Pietro Sbarbaro

 

1863

Gaetano Castello, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1864

Gaetano Castello, parroco

Pietro Sbarbaro

Bartolomeo Canepa

 

1865

Gaetano Castello, parroco

Pietro Sbarbaro

Bartolomeo Canepa

Giuseppe Damele

 

1866

Giuseppe Damele, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1867

Giuseppe Damele, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1868

Giuseppe Damele, rettore

Pietro Sbarbaro

 

1869

Giuseppe Damele, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1870

Giuseppe Damele, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1871

Giuseppe Damele, parroco

Pietro Sbarbaro

Bartolomeo Canepa

 

1872

Giuseppe Damele, rettore

Pietro Sbarbaro

 

1873

Giuseppe Damele, parroco

Bartolomeo Canepa

Pietro Sbarbaro

Tomaso Parodi

Eugenio Bracco

 

1874

Eugenio Bracco, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1875

Eugenio Bracco, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1876

Eugenio Bracco, parroco

Pietro Sbarbaro

 

1877

Eugenio Bracco, parroco

Pietro Sbarbaro

Giovanni Luca Pizzorno

 

1878

Carlo Bruzzone, parroco

Giovanni Luca Pizzorno

Pietro Sbarbaro

 

1879

Carlo Bruzzone, parroco

 

1880

Carlo Bruzzone, parroco

Luigi Gordone

 

1881

Carlo Bruzzone, parroco

Luigi Gordone

Giuseppe Piccardo

 

1882

Carlo Bruzzone, parroco

Giuseppe Piccardo

 

1883

Carlo Bruzzone, parroco

Antonio Minetti

 

1884

Carlo Bruzzone, parroco

Nicolò Ghigliotti 

 

1885

Carlo Bruzzone, parroco

 

1886

Carlo Bruzzone, parroco

Nicolò Ghigliotti

 

1887

Carlo Bruzzone, parroco

 

1888

Carlo Bruzzone, parroco

Nicolò Ghigliotti

Camillo Salomone

 

1889

Carlo Bruzzone, parroco

Nicolò Ghigliotti

Camillo Salomone

 

1890

Carlo Bruzzone, parroco

Nicolò Ghigliotti

 

1891

Nicolò Ghigliotti, parroco

 

1892

Nicolò Ghigliotti, parroco

 

1893

Nicolò Ghigliotti, parroco

Bartolomeo Gaggero

 

1894

Nicolò Ghigliotti, parroco

 

1895

Nicolò Ghigliotti, parroco

Bartolomeo Gaggero

 

1896

Nicolò Ghigliotti, parroco

Giuseppe Pedemonte

Bartolomeo Gaggero

 

1897

Nicolò Ghigliotti, parroco

Giuseppe Pedemonte

 

1898

Nicolò Ghigliotti, parroco

Giuseppe Pedemonte

 

1899

Nicolò Ghigliotti, parroco

Giuseppe Pedemonte

Bartolomeo Gaggero

Lorenzo Torazza

 

 

 

Fonti:

Archivio Parrocchiale di Pedemonte, Atti di Nascita e di Battesimo 1838-1865

Archivio Parrocchiale di Pedemonte, Baptizatorum Liber 1787-1899

 

 

 

 

Tracce di Pedemonte

 

 

 

Tanti contadini e qualche benestante

 

Tracce di Pedemonte

TANTI CONTADINI E QUALCHE BENESTANTE

 

 

Notizie tratte dagli atti di nascita e di battesimo (1838-1865) della parrocchia Santissima Annunziata di Pedemonte di Serra Riccò (Genova)

 

 

 

 

Breve premessa sulle caratteristiche degli atti di nascita e di Battesimo del periodo 1838-1865

 

 

I 728 atti di nascita e di Battesimo che sono stati esaminati sono relativi alla Parrocchia di Pedemonte negli anni 1838-1865; essi sono stati redatti sotto il vigore del Regolamento per la tenuta dei registri destinati ad accertare lo stato civile, approvato dal Re di Sardegna Carlo Alberto con le Regie Patenti del 20 giugno 1837.

Con tale provvedimento Carlo Alberto, come si legge nelle premesse, intendeva applicare agli usi dello stato civile, con gli adattamenti oggetto di disciplina da parte del Regolamento stesso a seguito degli “opportuni concerti colla Santa Sede”, i registri di Battesimo, di matrimonio e di morte “già da lungo tempo stabiliti in ciascuna parrocchia”, che avrebbero così dovuto “essere tenuti in modo uniforme in tutti i dominii continentali di Sua Maestà”.

Con particolare riferimento agli atti di nascita, il regolamento prevedeva espressamente quanto segue: “Negli atti di nascita si noteranno il giorno, l’ora ed il luogo della nascita, e del battesimo; il sesso del neonato, i nomi che gli saranno stati imposti, i nomi, cognomi, la professione ed il domicilio del padre e della madre, del padrino e della madrina”.

L’atto formato dal Sacerdote aveva dunque rilevanza civile-amministrativa ed era idoneo ad attestare sia la nascita sia il battesimo: si trattava di una novità, in quanto in precedenza – ed anche successivamente al 1865, una volta costituito il Regno d’Italia - gli atti di battesimo, distinti da quelli di nascita, assumevano valore esclusivamente sotto il profilo canonico.

In ragione di ciò, gli atti di battesimo del periodo in esame sono redatti in lingua italiana e non in latino, lingua ufficiale della Chiesa, come avveniva prima del ’38 e dopo il ‘65; un’altra loro caratteristica è costituita dal fatto che essi dovevano recare la sottoscrizione non solo dal Parroco ma anche dal richiedente, che coincideva di fatto con il padre del bambino, quando capace di scrivere; altra peculiarità: le già citate Regie Patenti prevedevano la specificazione delle professioni dei padri, delle madri, dei padrini e delle madrine (indicazioni non presenti negli atti di Battesimo redatti prima e dopo il periodo in esame).

Dall’analisi degli atti di Battesimo del 1838-65 è pertanto possibile trarre preziose indicazioni a proposito delle condizioni di vita, delle occupazioni e dell’alfabetizzazione media degli abitanti dell’epoca di Pedemonte.

 

 

 

Le professioni dei padri

 

Analizzando le professioni dei padri dei bambini di Pedemonte battezzati nel periodo in oggetto, il dato più evidente è costituito dalla netta preponderanza dell’attività di contadino rispetto ad ogni altra.

Se si considerano tutti i padri che compaiono almeno una volta nei registri degli anni 1838-1865 (che ammontano a poco più di 200: molti di essi compaiono in diversi atti di nascita in quanto padri di due o più figli ed ovviamente sono stati considerati una volta sola), coloro che sono stati qualificati semplicemente come “contadino” sono pari ad una percentuale di circa il 73%; la percentuale sale addirittura a circa il 77% se si considerano anche le persone definite, anziché come “contadino” senza ulteriori specificazioni, “contadino proprietario” o “agricoltore proprietario” o “contadino possidente” (su queste categorie si avrà modo di tornare fra breve) o “contadino giornaliere” o “contadino” associato ad un’altra professione (ad esempio, “contadino falegname”, come si legge a proposito di tale Giacomo Noli).

Insomma, quasi quattro padri di bambini battezzati su cinque esercitavano un’attività consistente nella coltivazione della terra o comunque ad essa strettamente connessa.

A parte quella di contadino, la professione che compare più spesso è quella del vetturale (anzi “veturale” come si legge quasi sempre negli atti di nascita), svolta da una ventina di padri per una percentuale di circa il 10% sul totale dei padri che appaiono almeno una volta nei registri.

Leggermente diversa dal “veturale” è la figura del “carrettiere” spesso scritto come “carrattiere”. Tale attività compare nei registri otto volte tra i padri suddivisi per famiglie, per una percentuale pari a circa il 4%.

Peraltro, ben cinque degli otto padri carrettieri sono stati qualificati, in anni diversi in occasione della nascita di altri figli, come vetturali, ed uno è stato definito –e ciò per ben tre volte, in occasione di altrettanti battesimi- contemporaneamente “vetturale carrettiere”: ciò porta a ritenere una certa somiglianza, se non addirittura commistione, delle due attività, per lo meno nella percezione dei compilatori degli atti.

In qualche modo simile doveva essere anche la figura del mulattiere, spesso scritto come “mulatiere”: ben otto degli undici padri qualificati come mulattieri (in tutto le persone che compaiono come “mulattiere” una percentuale del 5% circa sul totale dei padri di famiglia) risultano, con riferimento alla nascita di altri figli, essere stati anche vetturali.

Al di là delle specificità e delle difficoltà di distinzione delle tre attività di “trasporto”, resta il fatto che ad esse vi si dedicavano ben 26 padri diversi, per una percentuale pari a circa il 12%: si tratta quindi di un numero decisamente non trascurabile.

In tale settore si sono particolarmente distinti i tre fratelli Dellepiane, tutti discendenti da Lorenzo e tutti dediti all’attività chi di vetturale, chi di carrettiere, chi di mulattiere (o due di queste insieme, come si evince dal confronto di vari atti di battesimo relativi allo stesso soggetto padre: ciò che costituisce un’ulteriore conferma della sovrapponibilità, almeno nella pratica, degli specifici ruoli). Essi –si può supporre- potrebbero avere messo su una specie di impresa familiare di trasporti, magari ereditata dal padre Lorenzo.

Un’altra importante categoria è costituita da quelle professioni che oggi chiameremmo “artigianali”; tra di esse spicca quella del calzolaio, attività esercitata da addirittura otto padri diversi (per una percentuale di circa il 4%).

Anche in questo caso si distingue nettamente una famiglia: ben quattro dei padri calzolai si chiamavano infatti Tagliavacche ed erano parenti stretti tra di loro; si tratta infatti di tre fratelli –diventati padri tra il 1854 e il 1864 - figli di Giovanni, e dello stesso Giovanni, che figura come padre nel 1838 e che risulta ancora vivo almeno fino al 1864; è possibile che la famiglia Tagliavacche fosse proprietaria o titolare di un laboratorio artigianale.

Tra le altre figure artigianali, è ben rappresentata quella del falegname: vi si dedicavano ben cinque padri diversi; tra costoro, due portavano lo stesso cognome Noli ed erano probabilmente padre e figlio: si tratta di Giacomo Noli, padre fra il 1838 e il 1840 (qualificato in un atto con il termine “bancalaro”) e di Settimio Noli di Giacomo, padre di tre figli fra il 1856 ed il 1859.

Vi è poi la figura del fabbro ferraio, attività svolta da tre padri diversi: uno di essi, tale Luigi Pedemonte, è qualificato anche come “benestante fabbro ferraio” ed in un altro “fabbro ferraio possidente” mentre gli altri due si chiamavano entrambi Roncallo ed appartenevano con tutta probabilità alla stessa famiglia.

Si contano inoltre tre padri muratori, due dei quali definiti “maestro muratore”; anche in questo caso vi è un probabile caso di “dinastia” familiare, in quanto compaiono come muratori sia Agostino Ronco negli anni 1838 e 1840 sia Paolo Ronco di Agostino in diversi anni tra il 1857 ed il 1865: tutto lascia pensare che si tratti di padre e figlio.

La carrellata delle figure artigianali si conclude con la menzione di un isolato “vermicellaio”, che potrebbe essere qualificato come artigiano della pasta, che compare una sola volta.

Alcuni padri dei bambini battezzati esercitavano poi un’attività riconducibile a quella che oggi chiameremmo di negoziante: troviamo qua e là tra i vari registri un merciaio (in un caso qualificato come “merciaio” tout court ed in un altro come “merciaio ambulante”: ma si tratta della stessa persona), un “fruttarolo” (odierno fruttivendolo), un “macellaio” (tale Domenico Lagorio, che in un caso svolge anche l’attività di locandiere ed in un altro caso anche l’attività di oste: si tratta di un personaggio molto particolare, sul quale vale la pena di tornare fra breve), un “vitellaio”, un “commerciante bestie bovine”, un “commerciante carrattiere”, un non meglio specificato “bottegaio” poi trasformatosi in “bottegaio ed oste” (si tratta di Giuseppe Travi: anche sulla sua vicenda si avrà modo di tornare).

Si ha inoltre notizia di un isolato fornaio (che però in occasione del battesimo di un altro figlio è stato definito “fornaio commerciante”: forse aveva una bottega dove produceva e vendeva contemporaneamente il pane e gli altri prodotti da forno?) e di ben tre mugnai (in un caso è stato definito “molinaro” in occasione del battesimo di un altro figlio, mentre un altro mugnaio risultava contemporaneamente anche come vetturale).

Si ritiene poi opportuna qualche osservazione sulle molteplicità di attività riconducibili ad una stessa persona.

In alcuni casi, infatti, il padre del battezzato risultava svolgere due attività che a prima vista appaiono del tutto diverse: lasciando da parte i casi in cui ad una attività era associata la qualificazione di contadino (probabilmente, tutti o quasi tutti possedevano e coltivavano qualche pezzo di terra, anche chi svolgeva un’attività come quelle testé esaminate), destano più di una perplessità accoppiamenti come vetturale-mugnaio, oste-carrattiere, commerciante-carrettiere, vetturale-commerciante, macellaio-oste e macellaio-locandiere. Doppio lavoro ante litteram?

In tale contesto, come si può vedere, si sono particolarmente distinti gli unici due padri che hanno esercitato –tra le altre cose, è proprio il caso di dire- l’attività di oste, vale a dire i già citati Domenico Lagorio e Giuseppe Travi. Su di loro appare opportuna una breve digressione, vista la singolarità dei personaggi in questione.

Domenico Lagorio compare nei registri del periodo in esame per ben sei volte, come padre di altrettanti figli: dapprima, nel 1848, come “locandiere macellaio”, poi per ben tre volte, nel 1851-53-56, semplicemente come “macellaio”, poi nel 1858 come “macellaio ed oste” ed infine nel 1861 (per inciso, si osserva che il figlio Lorenzo è nato proprio il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia) solo come “oste”.

Il personaggio in questione, insomma, doveva essere molto attivo. Chissà come avrà fatto a gestire contemporaneamente una macelleria ed una locanda… forse accanto al locale adibito ad osteria avrà avuto uno spaccio ove vendeva la carne.

Anche l’altro oste Giuseppe Travi doveva essere una persona molto intraprendente e versatile; appare per ben sei volte nei registri parrocchiali del periodo in esame e nei vari anni a lui si riferiscono ben cinque professionalità diverse: vetturale, commerciante, bottegaio, oste e carrettiere. Più nel dettaglio, nel 1851 viene qualificato come “veturale commerciante”, nel 1854 come “bottegaio”, nel 1855 come “oste e bottegaio”, nel 1856 come “bottegaio”, nel 1860 come “bottegaio ed oste”, nel 1863 “oste, carrattiere” (per inciso si osserva che ha avuto un altro figlio nel 1866, ma, come si è detto all’inizio, i registri parrocchiali di tale anno non riportano più le professionalità).

Come avrà fatto a conciliare tutte queste diverse attività? Forse –anche in questo caso ci potrebbe essere una risposta plausibile - il Travi ha ricevuto un grosso aiuto dalla moglie Cristina Cambiaso (sulla quale si avrà occasione di tornare), che in un caso viene qualificata come “ostessa” ed in un altro “bottegaia”.

Questa carrellata di mestieri si conclude con l’analisi di una “attività” …decisamente particolare.

In qualche caso si legge nel campo relativo alla professione del padre la parola “benestante” o “possidente” o “proprietario”, usati sia come sostantivo sia come aggettivo, spesso accanto ad altre attività (così si legge, ad esempio, “fabbro ferraio benestante”, “benestante falegname”, persino “benestante contadino”): in tutto, i padri ai quali viene associata una delle tre parole sopra citate sono undici, per una percentuale di circa il 5% sul totale dei padri suddivisi per famiglia.

Si trattava presumibilmente di medi o grandi proprietari terrieri, o di uomini di censo elevato, comunque più ricchi rispetto alla media degli abitanti di Pedemonte.

Non tutti costoro, quindi, vivevano esclusivamente di rendita, pur magari potendoselo permettere: alcuni di loro si dedicavano, come probabilmente facevano i contadini qualificati “proprietari”, alla coltivazione di almeno parte degli appezzamenti di loro proprietà.

Potrebbe essere questo proprio il caso di Matteo Ronco, la cui vicenda è quanto mai indicativa. Egli negli anni 1850-52-56 viene definito “contadino proprietario”, nel 1859 “possidente contadino”, nel 1862 come “agricoltore proprietario”, e finalmente – dopo la morte del padre, come risulta dal patronimico, e dopo avere presumibilmente ereditato qualcosa - nel 1865, come “possidente” e basta: insomma, un bell’esempio di “carriera”!

Un altro bell’esempio di “carriera” in questo senso è costituito di Angelo Pedemonte. Egli nel 1838 ha iniziato come semplice “contadino”, poi nel 1840 è stato promosso “possidente contadino” fino a raggiungere nel 1843 la posizione di “benestante”, poi confermata negli anni 1845 e 1847.

Almeno un po’ questi personaggi hanno lavorato, prima di diventare benestanti o possidenti “tout court”!

In generale, dall’analisi delle professioni dei padri dei bambini di Pedemonte battezzati negli anni 1838-1865 emerge così una realtà prettamente “rurale”, nella quale gran parte degli abitanti del paese si dedicavano alla coltivazione delle campagne e degli orti interni o vicini al paese.

 

 

 

L’alfabetizzazione dei padri in rapporto con la professione

 

Come si è detto in precedenza, le Regie Patenti prevedevano la sottoscrizione dell’atto di nascita e di battesimo da parte del richiedente, ovvero di fatto il padre del bambino (in un caso, peraltro, il padre risultava defunto e quindi l’atto è stato firmato dal nonno), naturalmente quando capace di leggere e scrivere; l’analisi dei registri recanti gli atti di nascita del periodo 1838-65 consentono dunque di compiere un’indagine a proposito dell’alfabetizzazione media degli abitanti di Pedemonte del periodo, anche in rapporto alle professioni da essi svolte.

Ebbene, il dato che balza subito agli occhi è costituito dal fatto che hanno sottoscritto l’atto di nascita e Battesimo dei propri figli solamente il 23% circa dei padri: insomma, la netta maggioranza degli uomini di Pedemonte non era in grado di leggere e di scrivere.

L’esame degli atti di nascita rivela un altro dato molto interessante: solo la metà circa delle non molte persone che sapevano scrivere erano contadini (comprendendo anche quelli che sono stati classificati “contadino possidente” e “proprietario contadino” o simili), nonostante questa categoria rappresentasse, come si è visto in precedenza, circa il 73-78 % del totale dei padri dei bambini.

In effetti, la percentuale di istruiti fra i contadini si attesta sul 15% circa (che scende al 12% se si considerano i contadini senza altre specificazioni, escludendo quindi le testé citate figure del “contadino possidente” o del “proprietario contadino” e coloro che risultavano esercitare anche un’altra attività, come il carrettiere-vetturale): se ne trae che la stragrande maggioranza dei contadini era analfabeta e che era senz’altro più facile trovare persone istruite, in proporzione, tra coloro che svolgevano altre attività.

Tra questi ultimi, i più istruiti risultano appartenere alle categorie dei “benestanti-possidenti-proprietari” (8 padri su 11, per una percentuale del 72,72%), e degli artigiani (12 su 14, per una percentuale di circa l’85%)

Quanto ai primi, si può ritenere che le maggiori risorse economiche di cui disponevano, magari ereditate dalla famiglia di origine, potessero avere permesso loro di portare avanti gli studi e di acculturarsi.

Qualche stupore in più potrebbe destare l’alta percentuale di persone istruite fra gli artigiani, comprendendo tra di essi il calzolaio, il fabbro ferraio e il falegname: si potrebbe infatti pensare che in queste attività sia utile soprattutto la manualità, più che un buon livello di cultura.

Evidentemente, la formazione ricevuta per intraprendere l’attività di artigiano prevedeva la conoscenza delle almeno più elementari nozioni di lingua e di aritmetica, che potevano essere utili nel disbrigo delle formalità connesse alla professione: si pensi al rilascio di una qualche forma di ricevuta per i clienti o alla tenuta della contabilità (anche se gli adempimenti amministrativi-fiscali dovevano essere sicuramente più semplici rispetto ad oggi).

Superiore alla media è anche la percentuale delle persone istruite tra i commercianti (circa un terzo): anche in questo caso, come per gli artigiani, poteva essere utile sapere scrivere ed anche fare almeno “due conti”.

Di nuovo bassa è la percentuale di istruiti tra i padri che esercitavano l’attività di trasporto (vetturali, mulattieri, carrettieri): 5 su 26, ovvero quasi il 20%. Si trattava evidentemente di attività che potevano essere esercitate anche da persone poco, o per meglio dire per nulla, istruite.

Al di là dell’analisi dell’alfabetizzazione delle singole categorie, si ribadisce comunque quello che resta il fatto più evidente e più interessante che traspare dall’analisi degli atti di battesimo del periodo in oggetto: la netta maggioranza degli uomini di Pedemonte dell’epoca non sapeva né leggere né scrivere.

 

 

 

 

Le professioni delle madri

 

Negli atti di nascita e Battesimo esaminati l’indicazione della professione della madre del bambino –espressamente prevista dalle Regie Patenti 20 giugno 1837, come si è già osservato in precedenza- compare in assoluto 127 volte su 728, per una percentuale di circa il 17%.

Già questo dato è estremamente indicativo; si ritiene comunque opportuno esaminare, almeno per sommi capi, le indicazioni a proposito delle professioni delle madri che si ricavano dagli atti di nascita e battesimo, naturalmente quando sussistenti.

Come nel caso dei padri, anche qui la professione di gran lunga più citata è quella di “contadina”: ben 93 volte su 127 (per una percentuale di circa il 73%), comprendendo anche il caso di una “giornaliera contadina”.

Tra le madri, la seconda “professione”, se così si può dire, più diffusa è quella relativa agli “affari di casa” o simili: tale indicazione compare in tutto 16 volte (per una percentuale di circa il 12% sul totale delle donne risultanti con una qualche occupazione).

Qui è peraltro d’obbligo una precisazione. In questi casi, infatti, si ritiene che l’inserimento del dato sia stato più che altro uno scrupolo del redattore, quasi si sentisse obbligato a non lasciare vuoto lo spazio posto alla voce “professione”: è assolutamente evidente infatti che si dedicavano ai lavori domestici o alle cure dei figli anche quelle moltissime madri rispetto alle quali non era stata posta alcuna indicazione riguardo alla professione esercitata.

Si spiegherebbe così, ad esempio, la punta di madri dedite agli “affari di casa” registrata nel 1858: escludendo che quell’anno così tante madri si siano dedicate improvvisamente alle faccende domestiche, con tutta evidenza chi quell’anno era deputato a compilare almeno parte degli atti di nascita e di battesimo ha ritenuto doveroso scrivere comunque qualcosa a proposito della professione della madre.

Alla fine, quindi, solamente in 18 casi, è stata indicata un’attività della madre non riconducibile al lavoro contadino o strettissimamente domestico. Così si legge quattro volte “maestra cucitrice” e “tessitrice”, due volte “sarta” e “cucitrice”, una volta “bottegaia”, una volta “lattiera”, una volta “merciaia ambulante”, una volta “molinara”, una volta “mugnaia”, una volta “ostessa”.

Tali indicazioni, peraltro, vanno prese con molta cautela e devono essere valutate nel loro complesso: talvolta si tratta infatti della stessa persona (come è il caso della sarta, che è sempre Celeste Pedemonte; le maestre cucitrici, ad esempio sono solo due, Antonia Ronco e Angela Comotto; la bottegaia e l’ostessa, come si vedrà fra breve, si identificano con la stessa persona).

Molto spesso, poi, le madri di più figli risultano svolgere attività diverse in occasione della nascita dei loro diversi figli: emblematico in tal senso è il caso di Celeste Pedemonte, sei volte madre di bambini battezzati nel periodo preso in esame: ebbene, ella appare nei diversi atti ora come contadina (due volte), ora come sarta (due volte), ora come dedita agli “affari di casa” (una volta); in un altro caso ancora, nessuna attività è indicata accanto al suo nome.

Parimenti curiosa è anche la storia di Cattarina Lagorio, madre di ben 10 figli nel periodo in esame: per otto volte non appare nessuna indicazione relativa alla sua professionalità, una volta figura come contadina ed un’altra come cucitrice.

C’è poi il caso della già citata Cristina Cambiaso, moglie del carrettiere-bottegaio-oste Giuseppe Travi; ella risulta per ben cinque volte non svolgere alcuna attività; una volta è qualificata come “ostessa” ed una volta come “bottegaia”.

Il riferimento all’attività di bottegaia ed ostessa da parte di Cristina Cambiaso dà lo spunto per svolgere qualche breve considerazione anche a proposito del legame tra la professione della madre e quella del padre del bambino, che in alcuni casi appare palese.

Oltre al caso di Cristina Cambiaso, estremamente paradigmatico è quello di Caterina Roncallo: ella è qualificata come “mugnaia” nello stesso atto in cui suo marito Gio Batta Bribò è qualificato come “veturale mugnaio”.

In almeno altri due altri casi appare evidentissimo il collegamento tra la professione della moglie e quella del marito: si tratta di Pellegrina Bribò, molinara, moglie di Angelo Bottaro, molinaro contadino; di Maria Corte, merciaia ambulante, moglie di Gio Batta Ricchino, merciaio ambulante.

Lo stretto legame tra professione della madre e del marito, tuttavia, non risulta soltanto rispetto alle attività più “qualificate”, come quelle testé esaminate, ma si appalesa evidente proprio rispetto a quella di gran lunga più comune: si pensi infatti che tutte le 71 madri indicate come contadine (ovviamente alcune di esse hanno avuto più figli e compaiono più volte negli atti) sono sposate con contadini, esclusi solamente due casi (si tratta di Giovanna Pedemonte, contadina, moglie di Giuseppe Dellepiane, vetturale e di Angela Lavagetto, contadina, moglie di Giovanni Travi, mulattiere).

Dall’analisi dei dati relativi alle professioni delle madri si evince che la stragrande maggioranza delle madri dell’epoca non svolgeva alcuna attività lavorativa, dedicandosi ai lavori di casa o, al massimo, ai lavori della campagna; quelle pochissime che svolgevano un’attività più strettamente lavorativa, seguivano in realtà le orme dei loro mariti.

Tenuto conto che con ogni probabilità le sarte e le cucitrici, sulle quali non ci si è soffermati, svolgevano presumibilmente in casa la loro attività, si può ritenere con fondamento che negli anni 1838-65 per le donne di Pedemonte non vi era praticamente alcuno spazio per attività lavorative fuori casa autonome e distinte rispetto a quelle dei loro mariti.

 

 

 

Le professioni e le provenienze dei padrini e delle madrine

 

Tra i soggetti coinvolti negli atti di nascita e di battesimo vi sono anche i padrini e le madrine: anche per loro il Regolamento di Re Carlo Alberto citato nelle premesse prevedeva la menzione delle rispettive professioni.

Negli atti esaminati, analogamente a quanto si è visto per i genitori, compare pressoché sempre l’indicazione della professione del padrino, mentre molto spesso manca quella relativa alla madrina.

Partendo nell’analisi dai dati relativi ai padrini, già dalla visione dei registri dei primi tre anni esaminati, vale a dire il 1838-39-40, salta subito agli occhi la presenza di un dottore in medicina, di un dottore in legge e di un “causidico” (che potrebbe essere assimilato all’odierno avvocato), tutti di Genova: si percepisce subito la sensazione di un livello culturale e di una posizione sociale dei padrini mediamente superiore rispetto a quella dei padri.

Oltre a quelle citate, sono davvero molte le professioni dei padrini che non figurano tra quelle dei padri; tra di esse, si trovano quella del droghiere, dell’impiegato alla Regia Università, del confettiere, del mercante/vetturale, del negoziante in ferramenta, del cameriere, dello scritturale, del filarmonico, del benestante bombacciaro (lavorante del cotone), del misuratore, del panettiere, del fondachiere macellaio, del macchinista, del filattiere, del pizzicagnolo, del fonditore in ferro, del commerciante di legname, dell’ottonaio, del mediatore, del maestro di fabbrica di sapone, del cordaro.

Molti di coloro che svolgevano questi mestieri, per così dire “nuovi” rispetto a quelli degli abitanti di Pedemonte, provenivano da Genova (così, ovviamente, l’impiegato alla Regia Università, ma anche il confettiere o il filarmonico o il benestante bombacciaro) o da quelle località, una volta autonome e ben definite, che oggi sono confluite nella “grande Genova” (ad esempio, il cameriere proveniva da S. Teodoro, il pizzicagnolo da Rivarolo, il fonditore in ferro da Sampierdarena).

Come si può vedere, alcune di queste professioni appaiono consone a persone di un livello sociale-culturale medio più elevato rispetto ai padri dei bambini battezzati di Pedemonte; a conferma di ciò, si osserva che tra i padrini si trovano in proporzione molti più “benestanti” e “possidenti” rispetto ai padri.

Ciò naturalmente non significa che i padrini fossero tutti ricchi, istruiti e provenienti dalla città; esattamente come i padri, la grande maggioranza di loro svolgeva comunque il mestiere di gran lunga più diffuso, vale a dire il contadino, e proveniva dallo stesso paese di Pedemonte o tutt’al più dai vicini borghi Serra, Valleregia, Orero, San Cipriano o Mignanego. Così, i padrini in buon numero esercitavano anche altri mestieri piuttosto diffusi tra i padri dei bambini battezzati di Pedemonte, come il vetturale ed il calzolaio.

Per concludere questa breve disamina sui padrini, si ritiene opportuno menzionare Domenico Pedemonte, padrino di Domenico Filippo Pedemonte, nato l’11 agosto 1841 e battezzato il giorno seguente, il quale risulta domiciliato addirittura a Torino e qualificato come domestico.

Egli potrebbe aver lavorato presso una famiglia dell’allora capitale del Regno di Sardegna. In ogni caso si tratta senza ombra di dubbio, tra quelli esaminati, del padrino che proviene da più lontano (anche se il cognome Pedemonte tradisce chiaramente le sue origini locali).

Si passa ora ad una breve analisi anche delle professioni delle madrine, limitandola ovviamente ai casi in cui è contenuta qualche indicazione al riguardo.

Anche in questo caso compaiono alcune professionalità che non si trovano tra le madri dei bambini battezzati; tra queste, si distingue, per la sua frequenza e per la sua importanza, l’attività di “domestica” o di “servente”, sulla quale vale la pena effettuare qualche considerazione.

Le donne che svolgevano questa attività si mettevano al servizio di una famiglia – presumibilmente benestante - della città, come conferma la pressoché comune domiciliazione in Genova; è stata peraltro trovata anche una madrina “servente” domiciliata in Borzoli.

Molte altre sono le professioni che risultano svolte dalle madrine ma non dalle madri: si trova così la figura della droghiera, della panettiera, della “conciacapelli” (odierna parrucchiera), della “rivenditrice di generi”, della “lavandara”, della levatrice, della “lattara”, della locandiera, della filatrice di seta, della “fruttarola”, della fornaia, della trecca (venditrice ambulante di frutta e verdura), della maestra, della macellaia, della ricamatrice.

Di tanto in tanto negli atti di nascita e battesimo, inoltre, si trova tra le madrine quella particolarissima attività di “benestante” o di “proprietaria”, che invece non compare mai con riferimento alle madri.

Si rafforza dunque l’impressione, analogamente a quanto si è visto per i padrini, di un livello sociale-culturale-economico più alto delle madrine rispetto alle madri.

Tutto ciò, peraltro, tenendo sempre presente che la netta maggioranza delle madrine o non risultava svolgere alcuna attività, o era contadina o era dedita agli “affari di casa”.

Infine, un’ultima considerazione sulle provenienze delle madrine: esse risultano per la maggior parte domiciliate, oltre ovviamente a Pedemonte, nei vicini paesi di San Cipriano, Orero, Valleregia; si trovano peraltro anche madrine domiciliate a Serra, Pontedecimo, Cesino, Fumeri, Montanesi, San Biagio, San Quirico, Cremeno, Murta, Sant’Olcese, Casella, fino a Sampierdarena.

Provenivano invece dalla città di Genova non solo la maggior parte delle domestiche, come si è già accennato in precedenza, ma anche delle “benestanti”: ciò fa ritenere un più alto tenore di vita medio degli abitanti della città rispetto a quello degli abitanti dei paesi di campagna quale era sicuramente ai tempi Pedemonte.

 

 

 

Brevi cenni sulle famiglie numerose

 

Come si è già avuto modo di accennare in precedenza, molto spesso i padri e le madri comparivano negli atti di nascita e Battesimo più volte, in quanto genitori di più figli; in effetti, la nascita di un bambino nella famiglia doveva essere al tempo un evento piuttosto frequente: per dare un’idea, si pensi che ognuno dei poco più di duecento padri che compaiono almeno una volta nei registri degli anni 1838-65 risultava essere genitore in media di circa tre figli e mezzo.

A tale proposito, peraltro, non si può trascurare l’incidenza della mortalità infantile, purtroppo allora molto diffusa, come si evince chiaramente dagli stessi atti di nascita e battesimo esaminati: in quasi tutti gli anni del periodo, infatti, è dato leggere almeno una volta che il battesimo era stato amministrato con modalità private, di solito dalla levatrice o ostetrica, per imminente pericolo di vita del bambino (si consideri che mediamente venivano celebrati circa trenta battesimi all’anno). Anche se dagli atti esaminati non è possibile capire se in questi casi sia poi effettivamente seguita la morte del bambino battezzato, si può ritenere pressoché certo il triste evento.

Si diceva prima delle nascite in famiglia di tanti figli: fino a quanti esattamente? Ebbene, “primatisti” in questo senso si sono rivelate due coppie di coniugi, che sono risultati genitori di ben undici figli.

Si tratta in particolare di:

Lorenzo Cereseto e Vincenza Noli, entrambi contadini (per la verità lei solo una volta viene qualificata come contadina, mentre tutte le altre volte non è scritto nulla relativamente alla sua professione), diventati genitori tra il 1842 e il 1862, con sette maschi e quattro femmine;

Giuseppe Dellepiane e Cattarina Pedemonte, lui contadino e lei sempre senza professione, diventati genitori tra il 1839 e il 1855, con quattro maschi e sette femmine.

Ha inoltre avuto undici figli Angelo Frixione (o Frigione, come si legge in altri atti), contadino, dieci con Cattarina Lagorio qualificata una volta contadina ed un’altra cucitrice, tra il 1840 e il 1854, e una con la seconda moglie Anna Roncallo, contadina, nel 1857, per un totale di cinque maschi e sei femmine.

Si ritiene che meritino una speciale menzione anche le seguenti coppie di genitori che si sono fermati “solamente” a 10 figli;

Antonio Meirana-Rosa Marchese: lui contadino capace di scrivere, lei senza professione, genitori tra il 1842 e il 1862 con sei maschi e quattro femmine;

Michele Oliva-Rosa Pedemonte: lui contadino, lei senza professione, genitori tra il 1838 e il 1855, con quattro maschi e sei femmine, di cui un parto gemellare;

Angelo Pedemonte-Colomba Bottaro, entrambi contadini (così lei risulta due volte) e lui capace di scrivere, genitori tra il 1851 e il 1864, con sei maschi e quattro femmine;

Luigi Pedemonte-Francisca Risso, lui contadino, lei senza professione, genitori tra il 1839 e il 1861, con quattro maschi e sei femmine;

Agostino Roncallo-Maria Flora Noli, lui vetturale-mulattiere, lei senza professione, genitori tra il 1845 e il 1865, con tre maschi e sette femmine;

Gio Batta Torre-Anna Pedemonte, entrambi contadini (così lei risulta tre volte), genitori tra il 1851 e il 1865, con tre maschi e sette femmine: in quest’ultimo caso, ed in relazione purtroppo a ben tre figli, vi è traccia di battesimi amministrati da privati (in un caso, dalla nonna: si tratta di un fatto assai particolare) per imminente pericolo di vita.

A conferma della non eccezionalità di un alto numero di nascite nelle famiglie, dagli atti esaminati risultano anche due coppie di genitori con nove nascite, sei coppie con otto nascite, otto coppie con sette nascite.

D’altra parte, non mancano neppure coppie di genitori che risultano una volta sola, o due al massimo; peraltro, essi potrebbero benissimo avere avuto altri figli, che sono stati battezzati o in altri paesi o a Pedemonte ma in anni diversi da quelli presi in esame.

Al di là comunque della varietà delle singole situazioni, dagli atti di nascite e battesimo esaminati si evince che molte famiglie di Pedemonte dell’epoca dovevano essere decisamente numerose, e che in media il numero di figli per famiglia era molto alto.

 

 

Conclusioni

 

Come si è visto, i dati contenuti negli atti di nascita e di Battesimo, in apparenza piuttosto freddi ed aridi, hanno alzato un velo sulla vi

ta e sulla società di Pedemonte degli anni centrali dell’Ottocento; in particolare, le informazioni relative alle professioni (espressamente, e per i nostri fini fortunatamente, previste dal Regolamento di Carlo Alberto citato nelle premesse) hanno consentito di trarre preziose indicazioni a proposito delle attività maggiormente diffuse tra la popolazione, del tenore di vita, dell’alfabetizzazione media, delle differenze tra uomini e donne nell’attività lavorativa, del numero medio di figli per famiglia, delle condizioni di vita in genere degli abitanti di Pedemonte.

Si ha così l’impressione di una realtà ancora decisamente preindustriale, nella quale la maggior parte degli uomini lavora nei campi e la maggior parte delle donne è dedita agli “affari di casa” ed in particolare alla cura dei numerosi figli per famiglia; il paese appare molto distante anche geograficamente dalla pure non lontanissima città, ed i suoi abitanti appaiono in gran parte persone non istruite e con scarse, per non dire scarsissime, risorse economiche.

 

 

 

 

Fotografia tratta da: http://www.pietracasuale.it/index.php/categorie/mostre/158-la-memoria-del-lavoro

 

 

 

 

Tracce di Pedemonte

 

 

 

 

 

Memoria dei giorni

 

Tracce di Pedemonte

 

MEMORIA DEI GIORNI

 

Una sorta di “calendario plurisecolare” in cui si ricordano storie umane e concreta quotidianità attraverso le carte dell’archivio parrocchiale di Pedemonte di Serra Riccò (Genova).

 

 

 

Gennaio

 

1 gennaio

1892: morte di Giacomo Frixione (54 anni).

 

2 gennaio

1889: morte di Natale Michele Simone Pedemonte (51 anni).

1906: morte di Maria Teresa Noli (50 anni), figlia del fu Settimio.

 

3 gennaio

1884: morte di Giuseppe Parodi (3 mesi), figlio di Giovanni Battista e Angela Bribò.

1886: morte di Giovanni Ronco (79 anni).

 

4 gennaio

1891: morte di Maria Campi (appena nata), figlia di Luigi e Caterina Bordo.  

1893: pagamento per lavori di pittura a Luca Sacco.

 

5 gennaio

1798: nascita di Giuseppe Robatta.

1903: morte di Valentina Frixione (18 giorni), figlia di Dario.         

         

6 gennaio

1776: matrimonio tra Giacomo Pedevilla e Margherita Pedemonte.

 

7 gennaio

1831: nascita di Gio’ Batta Pedemonte.

1896: morte di Maria Laura Cereseto (4 giorni), figlia di Angelo e Rosa Passano, gemella di Maria Luisa, gemella di Maria Luisa, destinata a morire il giorno dopo.

 

8 gennaio

1810: nascita di Francesca Comotto.

1882: morte di Angela Casanova (4 anni), figlia di Gottardo e Clotilde Argenti.

1890: morte di Francesco Pedemonte (neonato) di Giovanni e Anna Ronco.      

1896: morte di Maria Luisa Cereseto (5 giorni), figlia di Angelo e Rosa Passano, gemella di Maria Laura, morta il giorno prima.

 

9 gennaio

1777: matrimonio tra Giovanni Battista Ronco e Maria Antonia Pedemonte.

 

10 gennaio

1859: matrimonio tra Nicolò Crosa e Colomba Frixone.

1903: morte di Cesare Castagnone (5 giorni), figlio di Dario ed Emilia Pareto.            

 

 

11 gennaio

1807: riparazione dell’orologio della chiesa parrocchiale.

 

12 gennaio

1901: acquisto di materiale per edilizia.

 

 

13 gennaio

1862: matrimonio tra Luigi Carlo Marengo e Rosa Gallino.

 

14 gennaio

1851: matrimonio tra Giuseppe Denegri e Rosa Lavagetto.

1885: morte di Rosa Campi (2 mesi), figlia di Luigi e Caterina Borro.

 

 

 

15 gennaio

1816: matrimonio tra Giovanni Calcagno e Maria Magnanego.

1881: morte di Giuseppe Travi (11 mesi), figlio di Francesco e Colomba Cereseto.

 

16 gennaio

1807: acquisto della polvere per lo sparo dei mortaretti alla vigilia di Sant’Antonio.

 

17 gennaio

1749: nascita di Giacomo Antonio Pedevilla.

1849: matrimonio tra Gaetano Noli e Maddalena Santamaria.

1892: morte di Angelo Pedemonte (2 anni) di Francesco e Rosa Pedemonte.                        

1900: morte di Luigi Pedemonte (3 giorni), figlio di Pietro.            

1906: morte di Antonio Comotto (43 anni), figlio di Cesare.

 

18 gennaio

1823: matrimonio tra Giacomo Nicola Giuseppe Maria Cosso e Maria Vittoria Ronco.

1873: pagamento di Lire 4,80 per i pani benedetti e distribuiti nella festa di Sant’Antonio.

 

19 gennaio

1845: matrimonio tra Biaggio Rossi e Pellegra Ronco.

1890: morte di Annunziata Oliva (2 anni) di Bartolomeo e Luisa Parodi.                          

1901: morte di Amedea Angela Frixione (9 mesi), figlia di Agostino.

 

20 gennaio

1872: offerta di Lire 3,44 da parte di mulattieri ed asinai.

1880: morte di Anna Camilla Giuseppina Ponset (11 giorni), figlia di Roberto.              

1895: morte di Laura Cereseto (11 mesi), figlia di Lorenzo e Rosa Passano.             

      

21 gennaio

1891: morte di Luisa Pedemonte (un giorno), figlia di Stefano e Maria Passano.                

1894: morte di Maddalena Comotto (89 anni)

 

22 gennaio

1765: pagamento a Felice Piccaluga (figlio di Filippo) di una rata di 100 lire per l’acquisto dell’organo della Chiesa parrocchiale.

 

23 gennaio

1893: morte di Tommasina Parodi (4 mesi), figlia di Carlo.                

          

24 gennaio

1900: morte di Serafino Ronco (6 mesi), figlio di Luigi.

1905: morte di Delfina Cervetto (11 mesi), figlia di Luigi e Colomba Lavagetto.

 

25 gennaio

1897: matrimonio tra Settimio Luigi Roncallo e Rosalia Parodi.

1908: morte di Caterina Badino (2 mesi), figlia di Giulio e Angela Grasso.

 

26 gennaio

1774: matrimonio tra Giacomo Pedemonte e Maria Pedevilla.

1881: morte di Caterina Travi (5 anni), figlia di Francesco e Colomba Cereseto.          

  

27 gennaio

1918: lavori di “Terrile Antonio cesellatore”.

 

28 gennaio

1892: morte di Caterina Pia Pedemonte (2 giorni), figlia di Luigi e Francesca Brassesco.                    

1802: nascita di Giacomo Pedemonte.

 

29 gennaio

1839: matrimonio tra Francesco Torre e Anna Pedemonte.

1892: morte di Luisa Pedemonte (un anno), figlia di Francesco e Angela Pedemonte.                            

1904: morte di Emma Guinazzi (5 anni), figlia di Francesco e Clementina Pedemonte.

 

 

30 gennaio

1874: acquisto di provvista di cera “pel dì della Purificazione”.

1892: morte di Francesco Ferrando (7 mesi), figlio di Michele e di Carola Petricioli.                      

1896: morte di Paolo Grone (12 giorni), figlio di Francesco ed Emilia Ronco.      

        

31 gennaio

1885: matrimonio tra Giovanni Lavagetto e Maria Travi.

1927: fornitura di candele da parte della ditta G.B. Zambelli di Rivarolo Ligure.

 

 

 

Febbraio

 

 

1 febbraio

1766: matrimonio tra Emanuele Pelissa e Anna Maria Pedemonte.

1927: fornitura di candele da parte della “Reale e Pontificia Cereria Bancalari&Bruno” di Chiavari.

1901: morte di Maria Tremagli (8 mesi), figlia di Vincenzo.

 

2 febbraio

1794: nascita di Maria Rosa Caterina Comotto.

 

3 febbraio

1856: matrimonio tra Angelo Gio’ Batta Meirana e Anna Polonia Grone.

 

4 febbraio

1846: matrimonio tra Giuseppe Porcile e Antonia Levrero.

 

5 febbraio

1871: offerta di Lire 1,36 da parte dei mulattieri.

 

6 febbraio

1888: matrimonio tra Pasquale Timossi e Maria Celeste Ronco.

 

7 febbraio

1864: matrimonio tra Francesco Gallino e Maria Pedemonte.

 

8 febbraio

1842: matrimonio tra Giuseppe Pastorino e Margarita Morasso.

 

9 febbraio

1861: matrimonio tra Bartolomeo Rossi e Maria Cattarina Pedemonte

1892: morte di Serafina Poirè (6 anni), figlia di Ignazio e Maria Meirana.      

        

10 febbraio

1890: matrimonio tra Luigi Comotto ed Anna Passano.

1904: morte di Giovanni Battista Parodi (2 mesi), figlio di Gerolamo e di Luisa Torazza.

1910: morte di Eugenia Elisa Torazza (13 anni), figlia di Giovanni e Geronima Pedemonte.

 

11 febbraio

1858: matrimonio tra Gio’ Batta Ricchino e Cattarina Pedemonte.

1858: nascita di una bambina, il cui nome resta sconosciuto, volata in Cielo poco dopo il battesimo amministrato “per pericolo di morte” dalla levatrice. I genitori sono Giacomo Dellepiane figlio di Lorenzo, vetturale illetterato, e Rosa Delucchi figlia di Agostino.

1889: morte di Maria Bribò (6 mesi), figlia di Giuseppe e Maria Bribò.                      

1908: morte di Angela Maria Pedemonte (3 anni), figlia di Lorenzo e della defunta Angela Pedemonte.

 

 

12 febbraio

1863: matrimonio tra Antonio Volpino e Maria Teresa Magnanego.

 

13 febbraio      

1896: morte di Giuseppe Pedemonte (un mese), figlio di Angelo e Rosa Parodi.

1896: morte di Antonio Casanova (2 mesi), figlio di Davide e Ottavia Dellepiane.

1904: morte di Pia Angela Pedemonte (3 anni), figlia di Tomaso e Irene Cassissa.

1933: pagamento di 8,25 lire per imposta ricchezza mobile.

 

14 febbraio

1857: matrimonio tra Giovanni Battista Parodi e Maria Pedemonte.

 

15 febbraio

1896: matrimonio tra Giovanni Scalvini ed Elisa Maria Pedemonte.

1899: morte di Antonio Carmelo Carlini (11 giorni), figlio di Giuseppe.     

                 

16 febbraio

1769: morte di Caterina Grone (6 giorni).

 

17 febbraio

1892: morte di Teresa Comotto (un mese), figlia di Giovanni e Luisa Ghiglione.                  

1898: matrimonio tra Filippo Vitali e Giovanna Cassissa.

1901: morte di Giuseppe Guinazzo (10 mesi), figlio di Francesco.

 

18 febbraio

1883: morte di Santino Gatti (6 mesi), figlio di Lorenzo e Maria Lagorio.

1950: quarto giorno del pellegrinaggio a Roma.

 

19 febbraio

1852: matrimonio tra Domenico Risso e Chiara Comotto.

1900: morte di Enrica Pini (6 mesi), figlia di Cesare.        

 

 

20 febbraio

1898: morte di Domenico Musso (74 anni).

1908: morte di Mario Passano (un mese), figlio di Angelo e Valeria Ferrando.

 

21 febbraio

1900: matrimonio tra Lorenzo Meirana e Rosanna Galino.

 

22 febbraio

1841: matrimonio tra Lorenzo Cereseto e Vincenza Noli.

1901: morte di Vincenza Medicina (2 giorni), figlia di Michele.           

     

23 febbraio

1819: matrimonio tra Giacomo Marasso e Angela Pedemonte.

1888: morte di Giovanni battista Ronco (23 anni), figlio di Pasquale e Caterina Canepa.       

         

24 febbraio

1938: pagamento di 170 lire al falegname Angelo Lavagetto per quattro imposte di legno in sacrestia.

 

25 febbraio

1840: matrimonio tra Giuseppe Pedemonte e Rosa Cassisia

1893: morte di Attilio Crosa (9 mesi), figlio di Giuseppe.           

                     

26 febbraio

1770: matrimonio tra Giovanni Battista Campi e Maria Semina.

 

27 febbraio

1843: matrimonio tra Francesco Comotto e Maria Argentina Comotto.

1895: morte di Lorenzo Dellepiane (14 giorni), figlio di Vittorio e Aurelia Pedemonte.                

1900: morte di Giovanni Carmelo Frixione (un mese), figlio di Stefano e Luisa Musso.  

 

 

28 febbraio

1865: matrimonio tra Gio’ Batta Dellepiane e Maria Comotto.

 

29 febbraio

1772: matrimonio tra Francesco Selesio Corte e Maria Arcangela Teresa Pedemonte.

 

 

 

Marzo

 

 

1 marzo

1824: matrimonio tra Giacomo Antonio Campora e Teresa Pedemonte.

 

2 marzo

1809: nascita di Gio’ Batta Cresta.

 

3 marzo

1888: morte di Giuseppe Canepa (85 anni).

1901: morte di Maria Timossi (2 anni e 11 mesi), figlia di Pasquale.

 

 

4 marzo

1900: morte di Angelo Pedemonte (3 mesi), figlio di Luigi e Vittoria Pedemonte, fratello di Luigi, destinato a morire l’8 aprile 1900.

 

5 marzo

1882: morte di Elena Maggi (5 mesi), figlia di Giovanni Battista e Caterina Cavagna, sorella di Emilio, destinato a morire il 10 marzo 1882.

1886: matrimonio tra Giuseppe Ronco e Rosa Ricchino.

 

6 marzo

1848: matrimonio tra Antonio Pedemonte e Vittoria Roncallo.

 

7 marzo

1780: nascita di Giuseppe Lavagetto.

1882: morte di Domenico Pedemonte (un anno), figlio di Andrea e Caterina Carbone.

 

8 marzo

1832: nascita di Gaetana Campi.

 

9 marzo

1882: morte di Angelo Rombo (6 anni), figlio di Antonio e Maria Corte.

1902: “esecuzione delle scalenature delle colonne marmorizzate e rigate”.

2020: morte di Don Michele Repetto, nativo di Genova Pontedecimo - parroco a Pedemonte di Serra Riccò dal 1987 al 2013.

 

 

10 marzo

1855: matrimonio tra Francesco Cassissia e Anna Casarino.

1882: morte di Emilio Maggi (un anno), figlio di Giovanni Battista e Caterina Cavagna, fratello di Elena, morta il 5 marzo 1882.                                                  

1909: morte di Carmela Torazza (18 anni), figlia di Giovanni.

1928: fornitura di materiale e manodopera da parte di Settimio Roncallo, fabbro ferraio e ottoniere di Serra Riccò.

 

11 marzo

1891: morte di Candida Campi (35 anni), figlia di Giovanni Battista e Teresa Ronco.

 

12 marzo

1788: nascita di Francesca Comotto.

 

13 marzo

1890: morte di Celeste Porcile (58 anni).

 

14 marzo

1938: pagamento di 669 lire a Sanguineti di Chiavari per 100 seggiole (nonché di 20 lire per il relativo trasporto).

 

15 marzo

1711: nascita di Francesco Campi.

 

16 marzo

1708: nascita di Anna Maria Pedemonte.

 

17 marzo

1821: matrimonio tra Giuseppe Pedemonte e Teresa Balestrino.

 

18 marzo

1874: pagamento di 10 lire al Parroco per il triduo in Carnevale (per lo stesso motivo pagamento di 5 lire al Reverendo Curato e al Reverendo Canepa).

1883: morte di Giuseppe Pedemonte (neonato), figlio di Giuseppe e Caterina Frixione.                        

2018: traslazione dei resti mortali del sacerdote Giacomo Vigo dal cimitero alla chiesa parrocchiale.

 

19 marzo

1768: morte di Antonio Pedemonte (5 anni).

1873: corresponsione di un compenso di 3,50 lire ad un cantore di Orero per la festa di San Giuseppe.

1895: morte di Luigi Ratto (14 giorni), figlio di Albero e di Giovanna Torre.     

                       

20 marzo

1804: nascita di Felice Pittaluga.

1882: morte di Luigi Porcile (4 anni circa), figlio di Angelo e Caterina Braccesco.

1889: morte di Leo Pedemonte (63 anni), figlio di Giuseppe.                

  

21 marzo

1812: nascita di Angela Maria Cambiaso.

1902: morte di Maria Pasqualina Frixione (6 anni), figlia di Stefano.

 

22 marzo

1815: nascita di Rosa Comotto.

1882: morte di Giovanni Rombo (4 anni), figlio di Antonio e Maria Corte.            

1965: licenza rilasciata dal Sindaco del Comune di Serra Riccò al Reverendo Don Giacomo Vigo per la costruzione di una scuola materna.

 

23 marzo

1836: nascita di Gio’ Batta Sacco.

1902: morte di Giuseppe Nicola Frixione (13 giorni), figlio di Carlo.   

         

24 marzo

1867: acquisto di 5 chili di polvere da mortaretti per la festa dell’Annunziata.

1895: morte di Carlo Ghiglione (5 mesi), figlio di Salvatore e della fu Caterina Badino.            

1910: nascita a Campomorone di Giacomo Vigo, figlio di Giuseppe e Rosa Chiara Rossi, destinato ad essere parroco a Pedemonte per 37 anni.

 

25 marzo

1859: morte, subito dopo la nascita, di un/a bimbo/a (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice Teresa Comotto, non specifica il genere) figlio di Francesco e Francesca Pedemonte.

1899: morte di Luigi Francesco Comotto (16 anni), figlio di Giovanni.

 

26 marzo

1925: fornitura di “ceriotti rifatti da rottami” da parte della ditta G. B. Zambelli di Rivarolo, antica e premiata fabbrica di candele di cera.

1938: pagamento di 70 lire al Maestro Firpo per musica e prove (nonché di 80 lire per il servizio) per la festa dell’Annunziata.

 

27 marzo

1843: morte di Antonio Pedemonte (100 anni).

1896: morte di Giuseppa (15 anni), figlia di Giovanni Battista e Teresa Frixione.     

         

28 marzo

1827: nascita di Nicola Settimio Cereseto.

1905: morte di Maria Cassissa (3 anni), figlia di Francesco e Carmela Poggi.     

 

29 marzo

1806: nascita di Rosa Pedemonte.

 

30 marzo

1814: nascita di Maddalena Comotto.

1886: morte di Maria Roncallo (un anno), figlia di Giovanni Battista e Teresa Ronco.         

           

31 marzo

1928: acquisto di una corda per la campana maggiore della chiesa parrocchiale.

 

 

 

 

 

 

Aprile

 

 

1  aprile

1869: acquisto di palme e palmizi da distribuirsi.

 

2  aprile

1780: nascita di Giuseppe Comotto.

 

3  aprile

1855: acquisto di fiori per il sepolcro (2 lire).

1885: morte di Angelo Mora (3 anni).

 

4  aprile

1884: morte di Maria Clara Pedemonte (9 mesi).

1896: morte di Paolo Porcile (46 anni), figlio di Lorenzo e Rosa Campi.         

         

5  aprile

1893: fattura dei fratelli Repetto di Lavagna per l’esecuzione di lavori in marmo.

 

6  aprile

1874: acquisto per 13,50 lire di una “mezzaluna inverniciata” per l’altare della Madonna del Rosario.

1905: morte di Rina Pedemonte (15 giorni), figlia di Angelo e Anna Casanova.  

 

 

7  aprile

1872: acquisto di due sacchi di segatura presso Lorenzo Passano.

1889: morte di Antonio Traverso (81 anni).        

          

8  aprile

1871: acquisto di un piccolo aspersorio.

1900: morte di Luigi Pedemonte (4 anni), figlio di Luigi Pedemonte e Vittoria Pedemonte, fratello di Angelo, morto il 4 marzo 1900.

 

9  aprile

1888: morte di Maria Serafina Campi (4 mesi), figlia di Luigi e Caterina Ronco.

1926: acquisto palme.

 

10  aprile

1893: matrimonio tra Pietro Napoli e Virginia Pedemonte.

1903: morte di Maria Modesta Barbieri (9 mesi), figlia di Giovanni Battista e Colomba Parodi.

 

 

11  aprile

1825: nascita di Paola Lavagetto.

 

12  aprile

1887: morte di Rosa Pedemonte (74 anni).

 

13  aprile

1807: il fabbro Giovanni Semino consegna una chiave lavorata per la cassa delle anime del purgatorio.

 

14  aprile

1818: matrimonio tra Domenico Agostino Spalazzo e Geronima Grondona.

 

15  aprile

1850: matrimonio tra Nicolò Rebora e Rosa Comotto.

 

16  aprile

1839: nascita di Anna Giovanna Corte.

 

17  aprile

1844: nascita di Maria Consolata Pedemonte.

 

18  aprile

1807: riparazione dell’orologio della chiesa parrocchiale.

1891: morte di Linda Sacco (18 anni), figlia di Giovanni Battista.           

   

19  aprile

1860: matrimonio tra Biaggio Porcile e Cattarina Pedemonte.

1868: acquisto per 5,80 lire di fiori freschi e palme.

 

20  aprile

1906: morte di Maria Pedemonte (14 anni), figlia di Giovanni Battista e Maria Frixione.

1931: acquisto di un battaglio per la campana maggiore della chiesa parrocchiale.

 

21  aprile

1862: aggressione davanti alla chiesa.

1895: matrimonio tra Francesco Grone e Rosa Emilia Ronco.

 

22  aprile

1815: nascita di Maria Pedemonte.

1900: morte di Domenico e Giuditta Cereseto (2 giorni), figli di Angelo e Rosa Passano, gemelli di Angela, destinata a morire il 10 maggio 1900.                 

     

23  aprile

1822: matrimonio tra Giuseppe Noli e Rosa Gallino.

1865: compenso di Lire 62,10 corrisposto al Padre Felice per la predicazione quaresimale.

1886: morte di Vittoria Pedemonte (10 giorni), figlia di Luigi e Vittoria Pedemonte.            

1891: morte di Settimio Profumo (21 mesi), figlio di Luigi.     

   

24  aprile

1827: nascita di Maria Morasso.

1886: morte di Emilia Oliva (6 anni), figlia di Bartolomeo e Luisa Parodi.     

                   

25  aprile

1792: nascita di Natale Richino.

 

26  aprile

1831: nascita di Cecilia Roncallo.

 

27  aprile

1891: matrimonio tra Giacomo Caminati e Carmela Parodi.

1905: morte di Ernesta Parodi (un giorno), figlia di Angelo e Giuseppa Dapelo.

 

28  aprile

1847: matrimonio tra Tomaso Ulcese e Caterina Pedemonte.

1886: morte di Angelo Porcile (58 anni), figlio di Francesco.           

     

29  aprile

1844: matrimonio tra Giorgio Pedemonte e Angela Risso.

1902: morte di Luigi Ernesto Frixione (7 mesi), figlio di Agostino.

 

30  aprile

1892: matrimonio tra Giuseppe Carlini e Maria Casanova.

1896: morte di Enrico Timolati (un anno), figlio di Dante.                      

1896: morte di Ottavio Meirana (39 anni), figlio di Antonio e Rosa Marchese.     

 

               

 

 

 

 

Maggio

 

 

1 maggio

1896: morte di Antonio Luigi Comotto (18 giorni), figlio di Giovanni Battista e Teresa Passano.            

1923: lavori del fabbro ferraio Settimio Roncallo.

 

2 maggio

1937: pagamento di 22 lire come supplemento della Messa festiva delle ore 9.

 

3 maggio

1794: nascita e morte di un bimbo (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice, non presenta il nome) figlio di Giuseppe Grasso e Teresa Napoli, già genitori di Colomba, nata nel 1789.

1796: nascita di Francesco Corte.

 

4 maggio

1904: acquisto di una pianeta di raso bianco ricamata su seta.

 

5 maggio

1884: morte di Colomba Frixione (circa un anno), figlia di Carlo e Anna Meirana.                      

1897: morte di Rosa Bevegni (76 anni).

 

6 maggio

1868: corresponsione di 30 lire al pittore Alessandro Panaro per il quadro di San Luigi.

1841: nascita e morte di un bimbo (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice Argentina Comotto, non presenta il nome) figlio di Francesco Campi, contadino, e Paola Pedemonte.

 

7 maggio

1817: nascita di Geronima Pedemonte.

1841: morte dopo un’ora di vita del figlio di Francesco Campi e Paola Pedemonte, destinata a morire pochi giorni dopo.

 

8 maggio

1910: acquisto di candele presso la ditta G.B. Zambelli di Rivarolo.

 

9 maggio

1787: nascita di Giacomo Comotto.

1893: morte di Maria Serafina Corte (un giorno), figlia di Stefano e Rosa Pastorino.                      

1905: morte di Angela Pedemonte (6 anni), figlia di Angelo e Anna Casanova.    

 

 

10 maggio

1883: morte di Rosa Porcile (23 anni)..

1900: morte di Angela Cereseto (14 giorni), figlia di Angelo e Rosa Passano, gemella di Domenico e Giuditta, morti il 22 aprile 1900.     

                         

11 maggio

1826: nascita di Rosa Pedemonte.

 

12 maggio

1821: nascita di Giacomo Pedemonte.

 

13 maggio

1925: acquisto del “registro dei morti” per l’archivio.

 

14 maggio

1791: nascita di Margherita Pedemonte.

 

 

15 maggio

1788: nascita di Maria Grone.

1894: morte di Mario Pedemonte (2 anni), figlio di Francesco.           

                         

16 maggio

1793: nascita di Barbara Pedemonte.

 

17 maggio

1829: nascita di Maria Rosalia Crosa.

 

18 maggio

1831: nascita di Giovanni Sacco.

1863: nascita e morte di una bimba (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice Teresa Comotto non presenta il nome) figlia di Gio Batta Torre e Anna Pedemonte, entrambi contadini.

1904: morte di Angela Pedemonte (40 anni), figlia di Giuseppe e moglie di Lorenzo Pedemonte, due giorni dopo aver dato alla luce Angela, sua settima figlia.       

                                                         

19 maggio

1938: pagamento di 350 lire al predicatore della Quaresima.

 

20 maggio

1768: nascita di Pasquale Grone.

1838: morte di Michele Comotto (6 giorni), figlio di Sebastiano e Teresa Lombardo.

1847: nascita di Gio’ Batta Giovanni Cereseto.

1894: morte di Giovanni Battista Masnata (8 anni) di Antonio.        

 

 

21 maggio

1795: nascita di Barbara Caterina Pedemonte

1843: nascita e morte di un/a bimbo/a (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice, non specifica il genere) figlio/a di Giovanni Travi, vetturale, ed Angela Lavagetto.

 

22 maggio

1672: nascita di Giovanni Stefano Pedemonte.

 

23 maggio

1869: acquisto di una cornice dorata al quadro di S. Bartolomeo.

1900: morte di Mosè Pedemonte (8 giorni), figlio di Giovanni Battista e Virginia Pedemonte, gemello di Samuele, destinato a morire il giorno dopo.

1902: morte di Giuseppe Nicola Frixione (13 giorni), figlio di Carlo.

 

24 maggio

1820: matrimonio tra Gio’ Batta Carena e Maria Teresa Comotto.

1843: morte di Angelo Giacomo Pedemonte (1 anno e 8 mesi), figlio di Giacomo, vetturale, e Argentina Meirana.

1900: morte di Samuele Pedemonte (9 giorni), figlio di Giovanni Battista e Virginia Pedemonte, gemello di Mosè, morto il giorno prima.

 

 

 

25 maggio

1824: nascita di Giovanni Ronco.

 

 

26 maggio

1892: morte di Luigi Bribò (un anno), figlio di Giuseppe e Maria Bignone.                        

1902: morte di Giuseppa Ghiglino (22 anni), figlia di Giuseppe.

1904: pagamento per lavori di marmo.

 

27 maggio

1886: nascita di Rodolfo Colombo Cereseto

1903: morte di Giacomo Pedemonte (12 anni), figlio di Luigi e di Geronima Brassesco.    

          

28 maggio

1883: morte di Clotilde Pedemonte (11 giorni), figlia di Francesco e Maria Noli.                

1888: morte di Caterina Rombo (47 anni), figlia del fu Francesco.                        

1892: consegna di una lapide da parte dello “stabilimento di ardesie e marmi dei fratelli Repetto fu Giuseppe di Lavagna”.

 

29 maggio

1856: nascita di Antonio Comotto.

 

 

30 maggio

1920: trasporto dello stendardo della congregazione delle figlie di Maria al Santuario della Vittoria.

 

31 maggio

1896: acquisto di 6 “illuminazioni barocche”.

 

 

 

 

Giugno

 

 

 

1 giugno

1807: l’orefice Ambrogio Figari procede all’indoratura di un calice.

1874: dono di 55 lire alla Parrocchia da parte degli sparatori dei mortaretti.

 

2 giugno

1773: matrimonio tra Francesco Badino e Caterina Pedemonte.

 

3 giugno

1788: nascita di Angela Oliva.

1894: morte di Luigi Felice Cassissa (5 anni), figlio di Costantino.     

 

4 giugno

1893: lavori di “pittura d’ornato” eseguiti dal pittore Federico Gavazzo.

1899: morte di Antonio Carmelo Rossella (6 giorni), figlio di Stanislao.  

1901: morte di Luisa Ronco (8 anni e 11 mesi), figlia di Giovanni.

 

5 giugno

1873: corresponsione di 7 lire al predicatore per la festa di S. Antonio da Padova.

 

6 giugno

1873: entrata di lire 7,20 per le candele distribuite alla processione del Corpus Domini.

 

7 giugno

1868: corresponsione di 16,80 lire ad Angelo Casanova per l’acquisto di “due some di calcina, mattoni e chiapelle” per la cucina della canonica.

 

8 giugno

1800: nascita di Antonio Comotto.

 

9 giugno

1901: pagamento al pittore Raffaele Besio per “lavori in affresco” nella chiesa parrocchiale.

 

10 giugno

1569: matrimonio tra Bartolomeo Comotto e Caterinetta Pedemonte.

1882: morte di Rachele Roncallo (circa 2 anni), figlia di Giovanni Battista e Rosa Frixione.      

 

 

11 giugno

1755: nascita di Teresa Travi.

1897: morte di Giovanna Maria Rossella (un mese), figlia di Stanislao e gemella di Maria Elisa, destinata a morire due giorni dopo.

 

12 giugno

1900: acquisto di candele.

 

13 giugno

1872: corresponsione di un onorario di 6 lire al panegirista nella funzione di Sant’Antonio da Padova.

1897: morte di Maria Elisa Rossella (un mese e 2 giorni), figlia di Stanislao e gemella di Giovanna Maria, morta due giorni prima.                  

1902: morte di Filomena Torazza (21 anni), figlia di Giovanni.        

 

 

14 giugno

1876: nascita di Francesco Pedemonte.

 

15 giugno

1865: entrata di 21 lire per candele prestate nella processione del Corpus Domini.

 

16 giugno

1874: ricevimento da Francesco Comotto di una pigione del ricettacolo in San Rocco (9 lire).

 

17 giugno

1872: acquisto di mezzo sacco di segatura da Giovanni Parodi.

1898: morte di Angelo Rossella (28 giorni), figlio di Stanislao.         

               

18 giugno

1870: effettuazione di “ristori” (restauri) ai tetti della chiesa, della canonica, dell’oratorio, della dottrina ed anche della casa dei preti con contestuale pagamento dei lavoratori.

1894: morte di Romolo Francesco Giuseppe Musso (2 mesi), figlio di Alfredo.

 

19 giugno

1791: nascita di Maria Rosa Ronco.

 

20 giugno

1873: entrata di 2 lire per cessione di uno scalino al muratore Francesco Comotto

1886: morte di David Noli (neonato), figlio di Luigi e Teresa Roncallo.

 

21 giugno

1778: matrimonio tra Biagio Porcile e Anna Maria Cambiaso.

1897: morte di Eduardo Luigi Parodi (3 mesi), figlio di Carlo e Luisa Gallino.                  

1902: morte di Sabina Gallino (7 giorni), figlia di Luigi.              

                                    

22 giugno

1883: morte di Giuseppa Teresa Pedemonte (2 anni), figlia di Luigi e Geronima Bracesco.        

1893: restauro di quadri.

 

 

23 giugno

1812: nascita di Margherita Pedemonte.

 

24 giugno

1778: nascita di Giovanni Battista Comotto.

1871: ricevimento di un compenso di 2 lire per la cera usata nella cappelletta Croce di Vie.

 

25 giugno

1816: nascita di Giovanni Corte.

1909: morte di Giuseppe Cerutti (un giorno), figlio di Rodolfo e Maria Luisa Medicina.      

          

26 giugno

1919: viaggio a Genova della Congregazione delle figlie di Maria.

 

27 giugno

1688: nascita di Angelo Pietro Pedemonte.

1855: morte, subito dopo la nascita, di una bimba (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice Margherita Pedemonte, non presenta il nome) figlia di Angelo Casanova, contadino, e Celeste Pedemonte, sarta.

 

28 giugno

1932: pagamento di 200 lire per “lampadine sepolcro festa Annunziata e Sant’Antonio”.

 

29 giugno

1901: pagamento di giornate di lavoro a muratori e manovali.

 

30 giugno

1817: matrimonio tra Geronimo Casarino e Teresa Oliva.

 

 

 

 

 

 

 

 

Luglio

 

 

1 luglio

1889: matrimonio tra Luigi Comotto e Anna Pedemonte.

 

2 luglio

1871: consegna delle offerte raccolte dai fabbricieri per la funzione del Carmine.

 

3 luglio

1599: matrimonio tra Andrea Comotto e Angeletta Ronco.

 

4 luglio

1869: raccolta di Lire 48,55 per la funzione del Carmine.

1869: grano venduto all’incanto a Rocco Pedemonte.

 

5 luglio

1874: entrata di 30 lire derivante dalla “limosina” (elemosina) del grano.

 

6 luglio

1899: matrimonio tra Luigi Cambiaso e Santa Caterina Ronco.

 

7 luglio

1901: indoratura del cornicione della navata centrale della chiesa parrocchiale.

 

8 luglio

1865: nascita di Anna Pedemonte.

 

9 luglio

1825: nascita di Giacomo Carbone.

1895: morte del sacerdote Giovanni Battista Boraggini, arciprete della chiesa Santa Maria Assunta di Rivarolo Ligure.

 

10 luglio

1808: riparazione della croce del campanile della chiesa parrocchiale.

 

11 luglio

1845: nascita di Gio’ Batta Pedemonte.

 

12 luglio

1901: pagamento alla ditta G.B. Zambelli per fornitura di candele.

 

13 luglio

1821: nascita di Maria Oliva.

 

14 luglio

1792: nascita di Maria Geronima Pedemonte.

 

15 luglio

1854: nascita di Angelo Davide Cereseto.

 

16 luglio

1933: la banda di Certosa suona alla festa del Carmine.

 

17 luglio

1827: matrimonio tra Illuminato Comotto e Maria Cereseto.

1853: corresponsione di 100 lire per la Messa del Carmine.

 

18 luglio

1902: morte di Paola Pedemonte (80 anni), figlia di Andrea.

1937: pagamento di 83 lire per bibite durante la processione.

1937: pagamento di 350 lire per banda di Valleregia.

 

19 luglio

1895: acquisto di due lampadi cesellati stile barocco di metallo argentato.

 

20 luglio

1710: nascita di Anna Maria Pedemonte.

1848: nascita di Maria Argentina Comotto.

 

 

21 luglio

1874: corresponsione di un compenso di 10 lire al predicatore per la festa del Carmine.

 

22 luglio

1600: matrimonio tra Andrea Ronco e Giulia Pedemonte.

 

23 luglio

1893: pagamento di un acconto a “Luigi Carpi – indoratore in mobili di lusso stucchi ed arredi di chiesa” per lavori eseguiti all’altare di Nostra Signora del Rosario nella chiesa parrocchiale.

1900: morte di Anna Ronco (5 anni e 8 mesi), figlia di Giuseppe.

 

24 luglio

1771: matrimonio tra Gaetano Pedemonte e Barbara Pedemonte.

 

25 luglio

1901: acquisti presso “Domenico Navarina – vetri cristalli e specchi”.

 

26 luglio

1789: nascita di Maria Sabina Frexone.

 

27 luglio

1830: nascita di Giuseppe Campi.

 

28 luglio

1850: pagamento al muratore Pratolungo di Genova per le spese ed il disturbo di un pavimento che si voleva fare.

1900: morte di Petrina Pedemonte (19 giorni), figlia di Sebastiano.

1901: morte di Anna Maria Comotto (un anno e 7 mesi), figlia di Giovanni Battista.

 

29 luglio

1853: acquisto di ostie per lire 8,18.

1901: morte di Giuseppa Cereseto (11 anni), figlia di Angelo. 

 

30 luglio

1931: riparazione del tetto della chiesa.

 

31 luglio

1894: lavori di indoratura sull’altare di Nostro Signore Gesù Cristo nella chiesa parrocchiale.

1898: morte di Maria Magnanego (5 mesi), figlia di Giuseppe.

1909: morte di Luigi Morando (7 mesi), figlio di Matteo e Emilia Picollo.

 

 

 

 

Agosto

 

 

1 agosto

1854: matrimonio tra Bernardo Ratto e Giovanna Corte.

 

2 agosto

1910: acquisto di nastro bianco per lo stendardo della Congregazione delle Figlie di Maria.

 

3 agosto

1837: nascita di Rosa Richino.

 

4 agosto

1908: pagamento a Luigi Picasso di 550 lire come rata per le campane di San Rocco.

1920: fornitura di materiale e manodopera da parte di “Terrile Antonio cesellatore”.

 

5 agosto

1909: riparazione dello scaffale della sacrestia di San Rocco.

 

6 agosto

1907: morte di Angela Pozzuolo (7 anni), figlia di Luigi.

1936: raccolte lire 653,70 per la festa del Carmine e 817,35 per la festa di San Rocco.

 

7 agosto

1768: matrimonio tra G. B. Ricchino e Rosa Comotto

1797: l’architetto genovese Gaetano Cantoni, chiamato dal parroco Giacomo Pedemonte, redige una perizia “per l’accomodo della chiesa”.          

1909: morte, all’età di un anno e quattro mesi, di Mario Luigi Frixione, ottavo figlio di Agostino e Virginia Pedemonte.

1934: raccolta di 934,65 lire per la festa del Carmine.

 

8 agosto

1903: acquisto di blocchetti di numeri per lotterie.

 

9 agosto

1859: nascita di Lorenzo Pedemonte.

 

10 agosto

1774: nascita di Rosa Travi.

1908: morte di Mario Guinazzi (4 mesi), figlio di Francesco e Clementina Pedemonte.

 

11 agosto

1894: sistemazione delle vetrate di San Rocco.

 

12 agosto

1926: riparazione dell’orologio del campanile della chiesa parrocchiale.

 

13 agosto

1808: acquisto di quattro candelieri di “legno inargentati”.

 

14 agosto

1854: acquisto di corda per “la campana grossa” della chiesa parrocchiale

1908: morte di Vittorio Angelo Marzi (un anno), figlio di Saverio e Fortunata Gallino.

 

15 agosto

1807: acquisto della polvere per lo sparo dei mortaretti alla vigilia di San Rocco.

 

16 agosto

1932: pagamento di 500 lire per la banda musicale per la festa di San Rocco.

 

17 agosto

1781: nascita di Rocco Pedemonte.

 

18 agosto

1873: entrata di 84,32 lire per raccolta del grano in denari quartiere chiesa (inoltre entrata di 36,56 lire per raccolta nei quartieri Casale e Pernecco).

1904: morte di Giovanni Battista Torre (un anno), figlio di Giuseppe e di Luisa Ghilione.     

           

19 agosto

1818: nascita di Francesco Comotto.

1905: morte di Giovanni Noli (10 anni), figlio di Luigi.

 

20 agosto

1778: nascita di Giuseppe Pedemonte.

 

21 agosto

1777: nascita di Giuseppe Travi.

 

22 agosto

1905: morte di Maria Luisa Cereseto (4 anni), figlia di Angelo.

1928: acquisto di 4 vetri nuovi per San Rocco.

 

23 agosto

1740: morte di Maddalena Pedemonte (80 anni).

1867: nascita di Rosa Maria Paola Petronio.

 

24 agosto

1927: pagamento di 1320,60 lire alla ditta Cassassa per addobbi e luminarie per la festa di San Rocco.

 

25 agosto

1930: riparazione del crocifisso dell’altare della chiesa parrocchiale.

 

26 agosto

1876: nascita di Giuseppe Ratto

1909: morte di Maria Lavagetto (un mese), figlia di Giuseppe e Teresa Poirè.

 

27 agosto

1903: spedizione alla stazione di Bolzaneto di materiale da parte dei “Fratelli Repetto marmi e ardesie” di Lavagna.

 

28 agosto

1872: pagamento di tasse e sovrimposte (per lire 16,86) per fabbricati e terreni.

1907: morte di Marcellina Porcile (poco dopo la nascita), figlia di Luigi.

 

29 agosto

1791: nascita di Giovanni Giacomo Pedemonte.

 

30 agosto

1821: nascita di Angelo Porcile.

 

31 agosto

1795: nascita di Natale Pedemonte.

1928: fornitura di materiale vario per la cappella di San Rocco da parte della ditta “Pedemonte Luigi” di Pontedecimo.

 

 

 

 

Settembre

 

 

1 settembre

1600: matrimonio tra Luca Sobrero e Angelica Pedemonte.

 

2 settembre

1901: morte di Ernesto Rossella (2 mesi), figlio di Stanislao.

1903: morte di Giulio Pedemonte (8 mesi), figlio di Agostino e della fu Maria Patrizio.

1903: preventivo dei fratelli Repetto di Lavagna “marmi e ardesie” per un altare dedicato a sant’ Antonio.

 

3 settembre

1601: matrimonio tra Antonio Boccardo e Caterina Campi.

 

4 settembre

1871: ricevimento di Lire 64,80 per il grano venduto all’incanto ad Andrea Pedemonte

1908: morte di Luigi Carozzino (8 mesi), figlio di Antonio e della fu Ines Maggi.

 

5 settembre

1901: morte di Caterina Repetto (1 anno), figlia di Gioacchino.                                        

1927: acquisto di vino presso l’”Antica trattoria del Gelsomino”.

 

6 settembre

1871: ricevimento di 12 lire da parte di Antonio Pedemonte per la pigione, relativo all’anno 1870, del bosco Balansella (pigione condonata della metà “pel danno dato dalla grandine”).

 

7 settembre

1752: nascita di G.B. Travi.

 

8 settembre

1821: nascita di Francesco Pedemonte.

 

9 settembre

1674: nascita di Stefano Pedemonte.

 

10 settembre

1887: matrimonio tra Francesco Grasso e Virginia Lavagetto.

1889: morte di Virginio Pedemonte (11 mesi), figlio di Sebastiano e Teresa Favareto.

1897: morte di Cristina Pedemonte (4 anni), figlia di Giovanni Battista e Virginia Pedemonte.        

 

    

11 settembre

1874: corresponsione di un compenso all’orefice Bancalari per i nuovi turibolo e navicella.

 

12 settembre

1772: nascita di Cipriano Travi.

 

13 settembre

1842: nascita e morte di una bimba (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice Margherita Pedemonte, non presenta il nome) figlia di Gio Batta Campi, contadino, e Teresa Ronco.

1894: consegna dell’altare per la chiesa parrocchiale da parte dello “Stabilimento di ardesia e marmi dei Fratelli Repetto di Lavagna”.

 

14 settembre

1903: offerta di 14 lire per la “fiera di beneficenza”.

 

15 settembre

1794: nascita di Teresa Pedemonte.

 

16 settembre

1806: nascita di Maria Teresa Pedemonte.

 

17 settembre

1900: acquisto di ardesie.

 

18 settembre

1895: pagamento per vari lavori ai fratelli Repetto di Lavagnastabilimento di ardesie e marmi”.

 

19 settembre

1813: nascita di Cesare Comotto.

1879: morte di Luisa Pedemonte (7 anni), figlia di Francesco e Rosa Pedemonte.

 

20 settembre

1767: matrimonio tra Giovanni Battista Pedemonte e Teresa Grone.

1889: morte di Nicoletta Passano (36 anni), figlia di Pietro e Rosa Comotto.

 

21 settembre

1938: secondo giorno del pellegrinaggio al Santuario di Oropa.

 

22 settembre

1872: raccolta di uva.

 

23 settembre

1906: pagamento a Luigi Picasso di 1000 lire come rata per le campane di San Rocco.

 

24 settembre

1853: matrimonio tra Luigi Rossi e Teresa Ronco.

 

25 settembre

1836: nascita di Giovanni Frixone.

1897: morte di Francesco Casanova (74 anni), figlio di Tomaso.        

                        

26 settembre

1828: nascita di Giovanni Campi.

1900: morte di Teresa Frixione (68 anni), figlia di Agostino.        

 

27 settembre

1828: nascita di Maria Teresa Comotto.

 

28 settembre

1867: entrata di 182,5 lire per “fitto sedie a tutto detto giorno” .

1892: morte di Antonio Pietro Frixione (14 giorni), figlio di Carlo.             

       

29 settembre

1747: nascita di Michele Pedemonte, figlio di Pietro Paolo.

1895: lavori di stucco e pittura nella cappella di N. S. Signora del Carmine.

 

30 settembre

1864: nascita di Cecilia Pedemonte.

1900: morte di Caterina Parodi (63 anni), figlia di Luigi.

 

 

 

 

 

 

Ottobre

 

 

1  ottobre

1895: morte di Emilia Comotto (5 anni e 8 mesi), figlia di Luigi e Anna Pedemonte.

1930: pagamento di 105 lire alla ditta Casazza per lampadine.

 

2  ottobre

1870: ricevimento di una quota del grano venduto all’incanto a Giovanni Poggi.

 

3 ottobre

1883: morte di David Natale Ghiglino (6 giorni), figlio di Stefano e Maria Cambiaso.

1892: lavori di pittura nella volta della chiesa parrocchiale.           

  

4  ottobre

1871: “Fatta tingere in nero una pianeta verde superflua”

1907: morte di Caterina Passano (17 anni) figlia di Edoardo e Teresa Ronco.   

                  

5  ottobre

1873: ricevimento di una quota sulla “limosina delle castagne in denari 15”.

 

6  ottobre

1717: nascita di Simone Pedemonte.

 

7  ottobre

1870: corresponsione di 36 lire a Gio’ Batta Ricchino per l’acquisto di due dozzine di sedie.

 

8  ottobre

1905: pagamento a Luigi Picasso di una rata di 1000 lire “sulle campane fuse per la cappella di San Rocco”.

 

9  ottobre

1792: nascita di Teresa Oliva.

1891: morte di Modesta Porcile (9 anni), figlia di Nicola e Luisa Meriana.   

               

10  ottobre

1869: entrata di 3 lire ricavata dalla vendita all’incanto di due polli.

 

11  ottobre

1820: nascita di Rosa Passano.

 

12  ottobre

1794: nascita di Caterina Pedemonte.

1889: morte di Antonio Parodi (11 mesi), figlio di Giovanni Battista e Angela Bribò.            

1892: morte di Giovanni Battista Lavagetto (1 anno), figlio di Giovanni.   

                                   

13  ottobre

1872: entrata di lire 2,25 per gallo venduto all’incanto.

1890: morte di Gioliva Banchero (11 mesi), figlia di Agostino e Rosa Fresia.

 

 

14  ottobre

1659: nascita di Angelica Comotto.

1754: nascita di Angela Maria Comotto.

1795: nascita di Giovanni Pedemonte.

 

15  ottobre

1780: nascita di Giovanni Giuseppe Pedemonte.

1995: Peregrinazione delle reliquie di San Rocco nel Santuario di Pedemonte. Mons. Luigi Noli celebra la messa delle ore 18 con un’omelia che ha come tema “San Rocco che dice che cosa ha fatto del suo corpo”.

 

16  ottobre

1909: pagamento a Luigi Picasso di 400 lire come rata per le campane di San Rocco.

 

17  ottobre

1825: nascita di Maria Campi.

1884: morte di Ambrogio Campora (neonato), figlio di Francesco e Vittoria Ronco.        

      

18  ottobre

1868: vendita di castagne all’incanto.

1904: morte di Lorenzo Ghiglino (26 anni), figlio del fu Antonio e di Luisa Torre.         

         

19  ottobre

1853: nascita di Francesco Cassissia.

1893: morte di Michele Mario Musso (3 anni), figlio di Antonio e Sabina Rossi.

 

20  ottobre

1930: acconto per l’acquisto di un aspirapolvere.

 

21  ottobre

1855: nascita di Giuseppe Bribò.

 

22  ottobre

1671: nascita di Giovanni Battista Pedemonte.

 

23  ottobre

1895: pagamento a Federico Gavazzo per lavori alla cappella di N.S. del Carmine.

 

24  ottobre

1769: matrimonio tra Giacomo Mignanego e Maria Isabella Canepa.

1785: nascita di Maria Teresa Badino.

1873: dono di pia persona (per lire 4,30).

1883: morte di Teresa Morgavi (2 anni), figlia di Giovanni Battista e Anna Agosti.          

1987: morte di Don Giacomo Vigo, parroco di Pedemonte per 37 anni.

 

25  ottobre

1820: nascita di Rosa Lagorio.

 

26  ottobre

1871: nascita di Andrea Sacco.

 

27  ottobre

1894: matrimonio tra Francesco Stefano Parodi e Maria Celeste Dellepiane.

1900: l’ingegner Lodovico Massucco, fornisce un preventivo per eventuali lavori alla chiesa parrocchiale.

 

28  ottobre

1725: nascita di Giovanni Travi.

2007: intitolazione del ponte di San Rocco a Don Giacomo Vigo.

 

29  ottobre

1812: nascita di Emilia Cereseto.

 

 

30  ottobre

1676: nascita di Giovanni Maria Pedemonte.

1894: morte di Vincenza Noli (75 anni), figlia di Giacomo.

 

31 ottobre

1788: nascita di Maria Teresa Pedemonte.

1921: bolletta dei “Fratelli Badino & C. – distribuzione energia elettrica” per un ammontare di £ 71,20.

 

 

 

 

 

 

 

Novembre

 

 

1 novembre

1849: nascita di Gaetano Pedemonte.

1888: nascita di Luigi Giovanni Carozzino.

 

2 novembre

1870: “pagate 51 lire al ferraio Giovanni Roncallo per ferri e lavori”.

 

3 novembre

1680: nascita di Angela Maria Frisione.

 

4 novembre

1794: nascita di Angelo Passano.

 

5 novembre

1892: restauro della balaustra della chiesa parrocchiale.

1902: morte di Giuseppa Berri (8 anni), figlia di Giulio.         

                

6 novembre

1713: nascita di Maria Caterina Pedemonte.

 

7 novembre

1681: nascita di Maria Geronima Pedemonte.

 

8 novembre

1667: nascita di Bernardo Grone.

1897: morte di Rosa Pedemonte (7 mesi), figlia di Angelo.     

 

9 novembre

1810: nascita di Francesco Pedemonte.

 

10 novembre

1679: nascita di Anna Pedemonte.

 

11 novembre

1844: nascita di Martino Bartolomeo Frixone.

 

12 novembre

1865: ricevimento di 65 lire ricavato dalla questua delle castagne.

 

13 novembre

1869: pagamento di 4,45 lire per il trasporto dell’orologio da Bolzaneto a Recco in via ferrata.

 

 

14 novembre

1868: acquisto di olio per le campane (lire 1).

 

15 novembre

1870: nascita di Angelo Carlini.

 

16 novembre

1817: consegna di una porta nuova per la casa del curato.

 

17 novembre

1883: nascita di Giovanni Battista Carozzino.

 

18 novembre

1768: nascita di Maria Travi.

 

19 novembre

1836: nascita di Gio’ Batta Corte.

 

20 novembre

1795: nascita di Maria Lavagetto.

1882: morte di Giuseppe Carozzino (un anno), figlio di Giuseppe e Rosa Torre.    

1885: morte di Giuseppe Lavagetto (neonato), figlio di Giovanni e Maria Travi.    

 

 

21 novembre

1661: nascita di Giulia Comotto.

 

22 novembre

1807: acquisto di 27 libbre di cera sopraffina.

1893: morte di Luigi Ernesto Passano (8 anni), figlio di Angelo e della fu Maria Pedemonte.        

  

23 novembre

1670: nascita di Stefano Pedemonte.

1897: morte di Teresa Gallino (74 anni), figlia di Giuseppe.       

                                     

24 novembre

1787: nascita di Caterina Lagorio.

1892: morte di Bartolomeo Vaucheri (88 anni).

 

25 novembre

1795: nascita di Rosa Frexone.

1892: morte di Giovanni Battista Marini (un anno), figlio di Angelo.

1908: morte di Angelo Ronco (6 mesi), figlio di Giuseppe.

 

26 novembre

1863: nascita di Maria Celeste Ronco.

 

27 novembre

1767: pagamento di 100 lire a Felice Piccaluga (figlio di Filippo) per l’acquisto dell’organo della Chiesa parrocchiale.

 

28 novembre

1682: nascita di Giovanni Andrea Frisione.

1882: morte di Teresa Richino (23 anni), figlia di Giovanni Battista e Caterina Pedemonte.

1888: morte di Antonio Pedemonte (40 giorni), figlio di Stefano e Maria Passano.

 

29 novembre

1828: nascita di Paolo Andrea Frixone.

 

30 novembre

1677: nascita di Giovanni Andrea Pedemonte.

 

 

 

 

 

 

Dicembre

 

 

1 dicembre

1678: nascita di Maria Frisione

1890: morte di Mario Domenico Pedemonte (8 giorni), figlio di Angelo Pedemonte e Dionisia Frixione.

 

2 dicembre

1822: nascita di Benedetto Lavagetto.

 

3 dicembre

1932: pagamento di 16 lire per il servizio di guardia notturna.

 

4 dicembre

1684: nascita di Giovanni Andrea Pedemonte.

 

5 dicembre

1872: nascita e morte di un bimbo (l’atto di Battesimo, amministrato dalla levatrice non presenta il nome) figlio di Gerolamo Tassistro (fu Stefano) e Rosa Cassissa (fu Angelo).

1888: morte di Luisa Ghiglino (14 anni), figlia di Stefano e Maria Cambiaso.

1907: morte di Pietro Sciamanna (6 mesi), figlio di Raimondo.

1903: morte di Giuseppe Lancellotti (5 mesi), figlio di Germano e della fu Concetta Turriani.    

1928: riparazione della porta della cantina.

 

6 dicembre

1791: nascita di Caterina Pedemonte.

1900: morte di Teresa Angela Facco (2 mesi), figlia di Giovanni Battista.

 

 

7 dicembre

1662: nascita di Santino Pedemonte.

 

 

 

8 dicembre

1675: nascita di Tomaso Pedemonte.

 

9 dicembre

1665: nascita di Ambrogio Pedemonte.

1907: morte di Maria Teresa Pedemonte (un giorno), figlia di Pietro.

 

10 dicembre

1668: nascita di Barbara Pedemonte.

 

11 dicembre

1884: morte di Rosa Pedemonte (neonata), figlia di Antonio e Teresa Pedemonte.

1928: pagamento al muratore Saverio Mazzi per manodopera e materiale.

 

12 dicembre

1685: nascita di Giovanni Maria Pedemonte.

 

13 dicembre

1664: nascita di Anna Maria Lavagetto.

1889: morte di Francesco Pedemonte (un anno e mezzo), figlio di Natale e Rosa Semino.            

 

 

14 dicembre

1861: nascita di Giovanna Torre.

1929: bolletta dell’”Esattoria consorziale di Bolzaneto” relativa all’”Imposta Fabbricati”.

 

15 dicembre

1687: nascita di Giovanni Tomaso Grone.

1881: morte di Francesco Carlini (circa 3 anni), figlio di Luigi e Rosa Passano.  

 

 

16 dicembre

1924: acquisto di cerini per accendere le candele.

 

17 dicembre

1840: nascita di Angelo Giuseppe Pastorino.

1888: morte del sacerdote Domenico Pedemonte (75 anni), figlio di Giuseppe e Francesca Lagorio.      

1908: morte di Maria Cassissa (5 anni), figlia di Antonio.    

 

 

18 dicembre

1683: nascita di Michele Angelo Corte.

 

 

19 dicembre

1673: nascita di Tomaso Grone.

1901: morte di Domenico Giovanni Roncallo (15 anni), figlio di Giovanni Battista.

1909: morte di Giovanni Battista Risso (un’ora), figlio di Tomaso e Luisa Marini.

 

20 dicembre

1849: nascita di Rosa Cristina Travi.

1909: morte di Maria Pedemonte (18 anni), figlia di Antonio e Teresa Pedemonte.

 

 

21 dicembre

1669: nascita di Anna Comotto.

 

22 dicembre

1660: nascita di Angelica Grone.

 

23 dicembre

1890: morte di Maria Pia Setti (10 giorni), figlia di Gaetano e Fany Sobrero.

1905: morte di Armando Roncallo (22 mesi), figlio di Settimio e Rosa Parodi.

1931: riparazione del tetto della Chiesa.

 

24 dicembre

1840: nascita di Natalina Maria Pedemonte.

 

25 dicembre

1850: nascita di Maria Natalia Fassio.

 

26 dicembre

1686: nascita di Stefano Pedemonte.

 

27 dicembre

1666: nascita di Giovanni Agostino Pedemonte.

 

28 dicembre

1838: nascita di Rosa Morasso.

1898: morte di Luisa Magnanego (23 anni), figlia di Giuseppe.

1913: acquisto di biscotti del Lagaccio e anicini presso la Pasticceria Traverso di Bolzaneto.

 

29 dicembre

1900: acquisto di legname presso la ditta “Antonio Barabino & figli”.

 

30 dicembre

1663: nascita di Felice Pedemonte.

1906: morte di Geronima Roncallo (18 anni), figlia di Giovanni e Teresa Ronco.

 

31 dicembre

1935: riparazione dell’orologio in sacrestia e acquisto di biscotti e vino per fine anno.

 

 

 

 

 

 Pedemonte di Serra Riccò (Genova) - Risseu presso il Santuario di San Rocco

 

 

 

Tracce di Pedemonte

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2023

Fornitori della parrocchia

 

Tracce di Pedemonte

 

 

 

 

FORNITORI DELLA PARROCCHIA

 

Tra le carte dell’archivio della Santissima Annunziata di Pedemonte di Serra Riccò (Genova) sono conservate alcune ricevute di pagamenti effettuati relative al periodo 1890 - 1950.

Tale documentazione permette di conoscere realtà commerciali non solo della zona di Pedemonte ma anche di Genova e di altre località.

Quasi ogni esercizio aveva la propria carta intestata: a volte essenziale con i soli recapiti, a volte ricca di rifermenti ai prodotti trattati e prestigiosi riconoscimenti….

 

 

 

 

 

 

 

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(Su questa attività si veda: G. Torre, Archivi d’impresa a Genova, Editoriale Documenta, Cardeghe 2015, pp. 222-223)

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(Su questa attività si veda: G. Bevegni – C. Bozzano, Una corriera per Pedemonte, Nuova Editrice Genovese, Genova 2012, pp. 47-57)

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Tracce di Pedemonte

Sottocategorie

Informazioni

I VARCHI NEL TEMPO
di T. B.
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