Silvio Buzzallino

 

Morti in guerra

SILVIO BUZZALLINO

 

Mi chiamo Silvio Buzzallino1 e sono nato il 2 dicembre 1899 a Montoggio; mio padre si chiamava Michele e mia madre Rosa Rossi.

Ho svolto la professione di carrozziere; sapevo appena leggere e scrivere.

Nel giugno 1917 sono giunto al deposito del 20° Reggimento Fanteria e nel dicembre 1917 al 21°.

Sono morto l’11 aprile 1918 a seguito di ferita riportata per fatto di guerra.

 

 

1 Buzzallino: così nel foglio matricolare; Buzzalino nel Monumento ai Caduti di Montoggio.

 

 

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1899

Alessandro Armanino

 

Morti in guerra

ALESSANDRO ARMANINO

 

Mi chiamo Alessandro Olivo Armanino e sono nato l’11 aprile 1899 in Valbrevenna nel paese di Roiale, dove risiedevo; mio padre si chiamava Antonio e mia madre Celestina Rossi.

Ho svolto l’attività di contadino; sapevo leggere e scrivere.

Sono stato chiamato alle armi il 22 febbraio 1917 presso l’84° Battaglione di Milizia Territoriale nel Distretto Militare di Verona; il successivo 4 luglio sono stato trasferito al Deposito del 3° Reggimento artiglieria di montagna “Centro Bergamo” in territorio in stato di guerra.

Nel maggio del 1918 sono stato destinato alle truppe mobilitate in zona di guerra, 188a Batteria di Montagna.

Sono morto il 18 giugno 1918 nel Comune di Pero in seguito a ferite riportate per caso accidentale.

 

 

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1899

La protesta dei parrocchiani

 

 

LA PROTESTA DEI PARROCCHIANI

 

 

         Un documento conservato nell’Archivio di Stato di Genova (Prefettura Italiana, Opere Pie 368) riguarda un’istanza datata 30 maggio 1908 diretta al Prefetto “quale autorità tutoria per il culto o chi di ragione”, da parte di diversi abitanti della parrocchia di Frassinello in Valbrevenna (Genova)

         I sottoscrittori chiedono l’allontanamento del Parroco, qualificato senza troppi eufemismi e timori reverenziali addirittura come “turbatore della quiete familiare e dell’ordine pubblico”: l’istanza è articolata in sei dettagliati punti.

         La prima lamentela riguarda l’orario della Messa festiva, spostato dal Parroco dalle 11 alle 10 con modalità ritenute arbitrarie ed in contrasto con una lunga tradizione; l’anticipo di un’ora avrebbe infatti creato notevoli problemi di accesso “a tutta la popolazione divisa in piccole frazioni discoste dai tre ai quattro chilometri ciascuna”: molti fedeli, infatti, provengono dai vicini (ma non vicinissimi) paesi di Crosi e Piani e quindi per raggiungere la chiesa devono intraprendere una lunga camminata, considerata evidentemente disagevole se effettuata al mattino più presto.

         Molto più grave appare il secondo motivo di doglianza: al Parroco vengono contestati il rifiuto di celebrare battesimi, matrimoni e funerali in assenza di previo pagamento e, soprattutto, la richiesta di decime nonostante l’abolizione di queste ultime e il godimento della congrua da parte del Governo. In effetti, una legge del 1887 aveva abrogato le decime e quindi la pretesa del Parroco appare a prima vista ingiustificata sulla base della normativa vigente all’epoca dei fatti1.

         Anche nel terzo punto dell’istanza viene denunciata una espressa violazione di legge da parte del Parroco: quest’ultimo non avrebbe dovuto mandare i massari a “fare la questua per tutta la parrocchia in barba alla legge che lo vieta”.

         Con il quarto motivo si rientra di nuovo nel più ristretto ambito parrocchiale: i fedeli contestano al Parroco di esercitare lui stesso, o la sua famiglia, le funzioni di campanaro, anziché lasciarle ad altra persona: fra le righe si intravede l’accusa di risparmiare sul compenso che occorrerebbe corrispondere ad una persona estranea alla famiglia a fronte del servizio reso. Appare poi curioso quel passaggio dell’istanza in cui al Parroco si rimprovera di regolare l’orologio “a suo capriccio” e di non voler suonare le campane nei giorni festivi.

         Molto pesanti sono i fatti addebitati nel quinto motivo di doglianza: il Parroco è accusato di tenere tutte le chiavi della cassa e addirittura di appropriarsi dei doni fatti dai fedeli al Santuario di Nostra Signora dell’Acqua, cui tutti gli abitanti dei vari paesi della Valbrevenna (non solo quindi di Frassinello e di quelli vicini) sono molto devoti; i parrocchiani chiedono che di ciò sia informato il massaro (presumibilmente il massaro del Santuario dell’Acqua).

         L’ultimo punto dell’istanza riguarda invece la disgregazione della confraternita parrocchiale “in modo che più non funziona”.

 

 

Seguono le firme…

 

 

         Poirè Giovanni

         Brassesco Agostino

         Firpo Giovanni

         Bondanza Gio’ Batta

         Tavell2 Angelo

         Poirè Pietro

         Bersano Emilio

         Gavilio Antonio

         Banchero Francesco

         Fontana Luigi

         Rossi Gerolamo

         Rossi Antonio

         Rossi Giovanni

         Fontana Pasquale

         Brassesco Antonio

         Rossi Michele

         Fontana Pietro fu Celestino

         Angelo Rossi fu Giuseppe

         Trucco Federico di Luigi

         Oberti Enrico fu Francesco

         Brassesco Antognio3

         Poirè Luigi

 

 

1 http://www.treccani.it/enciclopedia/decima_%28Enciclopedia-Italiana%29/

2 Tavell: così nel testo, presumibilmente per Tavella

3 Antognio: così nel testo.

 

 

Il campanile della chiesa di Frassinello

 

 

 

Morti in guerra

 

MORTI IN GUERRA

 

Alcuni caduti nel primo conflitto mondiale del territorio genovese attraverso i documenti

 

 

Alessandro Armanino (Valbrevenna)

Giovanni Luigi Banchero (Valbrevenna)

Silvio Buzzallino (Montoggio)

Giacomo Cabona (Uscio)

Cipriano Campi (Casella)

Angelo Carbone (Montoggio)

Luigi Valerio Carbone (Bolzaneto)

Paolo Carlo Cassano (Genova)

Paolo Centenaro (Quarto)

Ferdinando Cicala (Ne)

Francesco Copello (Chiavari)

Giovanni Costa (Lumarzo)

Luigi Costa (Rapallo)

Giovanni Crovo (Montebruno)

Andrea Riccardo Giuseppe Cuneo (San Colombano Certenoli)

Giovanni Battista Denegri (Serra Riccò)

Oreste Fantuni (Genova)

Antonio Ferrari (Lumarzo)

Giovanni Paolo Vincenzo Giuseppe Fino (Genova)

Claudio Folloni (Genova)

Eugenio Fossati (Genova)

Mario Gadusso (Genova)

Gio Batta Garibaldi (Ne)

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2020

Arcangelo Giuseppe Banchero

 

ARCANGELO GIUSEPPE BANCHERO

 

NASCITA 18 marzo 1922 - Piani di Valbrevenna (Genova).

MORTE 15 novembre 2015 – Genova.

PADRE Francesco, figlio di Benedetto (1884-1927).

MADRE Antonia Trucco, figlia di Pietro (1889-1974).

FRATELLO Pietro (5 maggio 1920 – disperso in Russia nel 1943).

MOGLIE Rina Ligas (Nurri, 29 settembre 1933 – Genova, 8 aprile 2011) sposata il 5 agosto 1967 a Genova.

 

Arcangelo Giuseppe Banchero ha partecipato dal 5 agosto 1942 al 1° maggio 1943 alle operazioni di guerra svoltesi contro la Russia (LXI° Gruppo – 973a Sezione) ottenendo il conferimento della croce al merito di guerra in virtù del Regio Decreto 14-12-1942, n° 1729 (Fonte: Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1922).

 

 

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