Alla tenera madre

 

 

ALLA TENERA MADRE

         La tomba di Maria Mercede Ravina (1772-1838) nella chiesa della Santissima Concezione e Padre Santo di Genova

 

         Il tributo è offerto dalle figlie Giuseppina e Iacobita Tollot con i rispettivi mariti.

         A poca distanza riposa la nipote Ginevrina.

 

ALLA TENERA MADRE

MARIA MERCEDE RAVINA

VEDOVA TOLLOT

NATA IN CADICE LI 6 MAGGIO 1772

MORTA IN GENOVA LI 6 FEBBRAIO 1838

ULTIMO TRIBUTO

LE FIGLIE E I GENERI DOLENTI

QUESTO MARMO

CUI L’INDIGENTE NON MAI DELUSO

PREVENTIVO SOCCORSO

BAGNA SOSPIRANDO DI LAGRIME

AHI QUANTO PREZIOSE

 

Particolare della tomba di Maria Ravina

Frate Andrea

 

Protagonisti alla Cervara

 

IL TESTAMENTO DI FRATE ANDREA

 

3 febbraio 1348: le ultime volontà del priore della chiesa di Sant’Antonio di Niasca sul Monte di Portofino

 

A 30 anni dall’inizio della vita comunitaria nell’eremo di Niasca, il priore frate Andrea redige il testamento, impegnandosi affinché la chiesa non amitat res et raciones suas. La prima disposizione del frate riguarda il corpo che dovrà essere sepolto proprio nella sua chiesa. Seguono i lasciti consistenti in una tunica nuova e  una vecchia, un mantello nuovo, un pelizonum, un lenzuolo e una libbra di olio.

L’atto continua con un elenco di creditori del religioso: Andrea di Portofino, Oberto del fu Manuele, Antonio de Carvaro e la moglie di Giacomo, fabbricante di candele genovese.

Ben più lunga la lista dei debitori, alcuni dei quali hanno lasciato oggetti come pegno, con la precisazione che tutto il dovuto appartiene alla chiesa di Sant’Antonio.

Tra quanti dovranno restituire denaro o cose si segnalano gli eredi del fu Manuele, Gregorio Maraboto, Opizzino de Carvaro, Obertino de Carvaro del fu Giovanni, Angelo de Guirardo di Portofino, Vescunte de Fago di Portofino, Antonio de Iugo, Iacobo (barbiere di Portofino), Franceschina (moglie di Rolando Guereli), Francesco (barbiere di Portofino), Neneta (figlia di Aretha di Portofino), Serelia (moglie del fu Nicola), Giorgio de Stacilo di Portofino, Ianino de Carvaro di Portofino, Percivale de Forte.

Tra gli oggetti lasciati in pegno a frate Andrea figurano unum epitogium scarleti (una veste da mettere sopra la toga di panno rosso di qualità), medium speonum (arnese da pesca), un lenzuolo, sette palmi di butana (stoffa per fodere), alcuni ferri, presumibilmente da muratore, e un piccone di ferro.

Il frate continua segnalando alcune sue proprietà custodite da altri tra cui un’imbarcazione, due barili di sardine e un calice d’argento; quest’ultimo presso Ianino, speziario a Genova, in Fossatello.

Per concludere viene stilato un elenco di quanto il religioso possiede presso Sant’Antonio di Niasca; tra gli altri oggetti sono presenti tre strapunte (materassi), una schiavina (veste con maniche corte e cappuccio), tre lenzuola, attrezzi e una rete per la pesca, due barili di sardine, una giara di olio e una botte di vino.

L’atto termina con la nomina degli esecutori testamentari: Francesco (ministro della chiesa di San Michele di Rapallo), Daniele (ministro della chiesa di San Nicola di Rivarolo di Genova) e Gregorio (ministro delle chiese di Portofino).

 

 

Fonte

Archivio di Stato di Genova, Archivio Segreto, 1529

 

Nota bibliografica

S. Aprosio, Vocabolario ligure storico-bibliografico sec. X-XX, Savona, 2002

Ch. Du Cange, Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, Niort, 1886

E. Pandiani, Vita Privata genovese nel Rinascimento, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, XLVII, Genova, 1915

 

 

Il portale dell'eremo di Sant'Antonio di Niasca sul Monte di Portofino

Aggressione davanti alla chiesa

 

Tracce di Pedemonte

 

 

AGGRESSIONE DAVANTI ALLA CHIESA

 

         Una sentenza, conservata nell’Archivio di Stato di Genova (Sentenze del Tribunale Penale di Genova,1) si riferisce ad un curioso episodio avvenuto il 21 aprile 1862 a Pedemonte di Serra Riccò, precisamente sul piazzale della chiesa

 

         Il Signor Giacomo Noli, secondo quanto accertato a seguito delle deposizioni di testimoni sentiti nel processo, stava ivi “inoffensivo” e parlava con “un di loro” (probabilmente con un compaesano) quando “venne ivi ripetutamente urtato e percosso con pugni nella persona dall’imputato Giuseppe Pedemonte”, riportando “delle echimosi1 alla faccia e al torace, giudicate guaribili in giorni dieci”.

         Come risulta dalla sentenza, l’aggressione è dovuta al fatto che il Signor Noli aveva rimproverato il Signor Pedemonte di avere precedentemente “battuto altro individuo”.

         Conseguentemente, in nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele II “per grazia di Dio e per volontà della Nazione re d’Italia re d’Italia”, il Tribunale del Circondario di Genova – Sezione Correzionale – riteneva responsabile del reato di percosse volontarie il Signor Giuseppe Pedemonte e condannava quest’ultimo, valutata anche la sua recidività, “alla pena di due mesi di carcere nell’indennità che di ragione e nelle spese”.

         Nella vicenda emerge su tutto la forte personalità (per usare un eufemismo!) manifestata dal protagonista principale, l’imputato Giuseppe Pedemonte; il quale, come si è detto descrivendo il movente del reato, ha percosso il Signor Noli subito dopo avere “battuto altro individuo”: almeno due quindi sarebbero le vittime della furia di Giuseppe Pedemonte in quel giorno di primavera del 1862.

         Risultano peraltro sconosciuti i motivi di tanto nervosismo: dalla sentenza, infatti, non è possibile capire se essi si annidano in possibili precedenti contrasti con una o anche entrambe le vittime o se si è trattato di un incontrollato moto d’ira, magari scoppiato a seguito di un improvviso diverbio.

         Un’ulteriore conferma dell’aggressività dell’imputato è costituita dalla sua recidività: anche in precedenza, dunque, egli doveva essersi reso protagonista di fatti analoghi, per cui aveva già subito una condanna.

         La condotta tenuta dal Signor Giuseppe Pedemonte sembra porsi in contrasto con il contesto prettamente rurale del paese di Pedemonte: all’epoca infatti la stragrande maggioranza degli uomini – compreso lo stesso imputato – svolgevano l’attività di contadino, mentre le donne erano generalmente dedite ai lavori domestici2.

         Evidentemente il clima del paese non era sempre così bucolico e pacifico come si potrebbe aspettare un osservatore odierno: anche allora, come del resto avviene in tutti i tempi e a tutte le latitudini, dovevano essere presenti in paese soggetti piuttosto rissosi e violenti, come appare il Signor Giuseppe Pedemonte nella vicenda in oggetto, tali da provocare tensioni e attriti fra i residenti e da turbare l’apparente tranquillità dei luoghi.

 

 

                1 echimosi: così nel testo.

                2 https://www.ivarchineltempo.it/index.php/component/content/article/tanti-contadini-e-qualche-benestante?catid=2&highlight=WyJjb250YWRpbmkiXQ==&Itemid=101

 

 

 

Piazzale della chiesa Santissima Annunziata di Pedemonte di Serra Riccò

 

 

Tracce di Pedemonte

 

Ne

 

Chi è partito? E da dove?

Testimonianze sull’emigrazione di nativi di NE (Genova)

 

 

CLASSE 1898

 

Barbieri Tomaso Vittorio Domenico nasce il giorno 23 ottobre 1898 da Enrico e Pini Carlotta.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “operaio”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

Bianchetti Agostino nasce il 15 dicembre 1898 da Luigi e Tiscornia Angela.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “mugnaio”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

Bonino Carlo Luigi nasce il giorno 11 dicembre 1898 da Giacomo e Podestà Rachele.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “colono”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

Brignardello Giovanni Battista nasce il 6 agosto 1898 da Domenico e Loero Angela.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “colono”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1898

 

 

CLASSE 1899

 

Borzone Giovanni Antonio nasce il 6 marzo 1899 da Benedetto e Rossi Catterina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “operaio” ed è residente a Ne, in località Nascio.

Documenti allegati al foglio matricolare lo dichiarano emigrato in Argentina.

 

Garibaldi Domenico nasce il 9 dicembre 1899 da Gio Batta e Podestà Catterina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Documenti allegati al foglio matricolare lo dichiarano all’estero.

 

Paglia Antonio Federico nasce il 2 agosto 1899 da Raffaele e  Bertetta Maria Angela.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Documenti allegati al foglio matricolare lo dichiarano all’estero.

 

Pessagno Antonio nasce il 20 maggio 1899 da Antonio e Pessagno Rachele.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

Rossi Francesco Giovanni nasce il 7 dicembre 1899 da Francesco e Garibaldi Carmelina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino” ed è residente a Ne, in località Nascio.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara "emigrato in America nel 1921".

 

Rovere Giuseppe Federico nasce il giorno 11 dicembre 1899 da Lino e Brignardello Angela Caterina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “minatore”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1899

 

 

 

CLASSE 1900

 

Garibaldi Ernesto Renato nasce il 29 aprile 1900 da Vittorio e Garibaldi Carolina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino” ed è residente a Ne, in località Chiesanuova.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara emigrato all’estero.

 

 

Pessagno Augusto nasce il 23 dicembre 1900 da Giovanni e Pessagno Dossolina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara emigrato a Buenos Aires.

 

 

Podestà Domenico nasce il 14 ottobre 1900 da Francesco e Sambuceti Carlotta.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara emigrato all’estero.

 

 

Rossi Domenico Luigi nasce il 9 ottobre 1900 da Gio Batta e  Arpe Maria.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “contadino”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara emigrato all’estero.

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1900

 

Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2020

 

 

 

Chi è partito? E da dove?

Emigrazione da Lavagna

 

Chi è partito? E da dove?

 

 

Testimonianze sull’emigrazione di nativi di LAVAGNA (Genova)

 

CLASSE 1898

 

Codda Andrea nasce il 10 agosto 1898 da Luigi e Lanata Luigia.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “calderaio”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

Copello Luigi Gerolamo nasce il 24 luglio 1898 da Giambattista e Tassano Angela Vittoria.

Alla data dell’arruolamento è residente a Lavagna – in Piazza Umberto I°.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

 

Dasso Antonio Giambattista nasce il 7 dicembre 1898 da Giacomo e Raffo Luigia.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “marinaio”.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1898

 

CLASSE 1899

 

Bellagamba Giuseppe Umberto nasce il 15 novembre 1899 da Luigi e Podestà Luigia.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “impiegato” ed è residente a Buenos Aires.

 

Bianchi Tommaso nasce il 25 luglio 1899 da Nicolò Lazzaro e Podestà Teresa.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “commerciante” ed è residente a San Fernando (Argentina).

 

 

Oneto Andrea nasce il 18 gennaio 1899 da Gio Batta e Picchetto Marina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “marinaio” ed è residente a Lavagna, in Via Nino Bixio.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

Rollero Agostino nasce il 4 settembre 1899 da Domenico e Ravenna Luigia.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “marinaio” ed è residente a Lavagna, a Cavi.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

Tartorello Flavio nasce il 14 agosto 1899 da Giacomo e Sturla Anna.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “meccanico” ed è residente a Lavagna, in Via Colombo.

Una nota del foglio matricolare lo dichiara all’estero.

 

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1899

 

 

 

CLASSE 1900

 

Drago Enrico nasce il 29 luglio 1900 da Luigi e Maragliano Paola.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “studente”; all’invio in congedo è residente a Lavagna, frazione Calvari. In seguito viene dichiarato “espatriato New York”.

 

Fava Giuseppe nasce il 17 ottobre 1900 da Angelo e Triolo Delfina.

Alla data dell’arruolamento esercita la professione di “marinaio”. In documenti allegati al Foglio Matricolare è dichiarato residente a Buenos Aires.

 

 

Fonte:

Archivio di Stato di Genova, Fogli Matricolari, 1900

 

Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2023

 

 

Chi è partito? E da dove?

Sottocategorie

Informazioni

I VARCHI NEL TEMPO
di T. B.
P. IVA: 01999590993


Sito web realizzato da:
PWR - Public Web Relations

© 2026 I Varchi nel tempo - Tutti i diritti riservati